Difficoltà e…identità.

1416143981289

Questo scrive Rainer Maria Rilke sulle difficoltà, su quei pesi e su quelle prove che la vita ci carica sulle spalle come un grande, grosso, zaino che a volte pare avere un peso insostenibile.

Penso che a ognuno di noi sia capitato di chiedersi “perché proprio a me?”, ” cosa ho fatto di male per meritarmi questo?”.

Domande a volte davvero legittime ma che trovano risposte così varie e, spesso, così astratte da non essere poi di grande aiuto.

Ci sarà chi, come me, sosterrà che niente succede per caso, che tutto ha un senso per noi stessi, che ogni singolo avvenimento ci offre insegnamenti e opportunità di conoscerci sempre più profondamente. Molte sono le discipline che sostengono questo modo di interpretare: si va dalla programmazione neuro-linguistica, alla legge dell’attrazione, persino alle religioni orientali fondate sul Karma e sulla reincarnazione e molte altre ancora.

La PNL (Programmazione neurolinguistica), e in parte anche la legge dell’attrazione, hanno riscontrato ultimamente un crescente e vivo interesse da parte delle persone, questo perché attribuiscono la responsabilità di ciò che viviamo a noi stessi e, più precisamente, al modo in cui vengono elaborati i nostri pensieri, le nostre idee, al modo pratico in cui pensiamo insomma. Questa “rivelazione” spinge molte persone a porsi delle domande e a fare attenzione al proprio modo di pensare, cercando di eliminare quei processi mentali ritenuti dannosi. Giusto per fare un esempio, la PNL consiglia di non focalizzarsi mai su ciò che non si vuole ma su ciò che si vuole. Ma perché? Perché altrimenti il cervello inconscio ti porterà a vivere dei vissuti in cui il risultato finale sarà proprio ciò che non volevi. Il “cervello inconscio” è una parte del cervello che ragiona e funziona a modo suo, che elabora pensieri e desideri trovando (appunto in modo INCONSCIO) le soluzioni per raggiungere e realizzare i pensieri e i desideri stessi. È proprio per questo che la PNL sostiene l’importanza di dargli degli Input corretti, in modo da non ottenere ciò che non si desidera.

Per quanto possa sembrare innovativa questa disciplina, che ad oggi è considerata una pseudoscienza, e per quanto ci siano altre teorie, religioni, filosofie che rispondono in modo diverso alle sopra citate domande, Rilke è l’unico che ha offerto un punto di vista decisamente diverso, un punto di vista che fa riflettere: Rilke ha messo sullo stesso piano le difficoltà dell’uomo con la sua identità.

Perché nella mia difficoltà voglio riconoscermi.

Questa frase, per quanto semplice e apparentemente banale, racchiude un concetto e un senso profondissimi, amplificati poi dalle frasi che la circondano.

Rilke scrive della vita come di un racconto che ha un inizio, uno svolgimento e una fine (un destino). In questo racconto si incontrano persone, a volte si condivide qualche capitolo con esse, ma alla fine ognuno inizia e conclude il suo racconto per sé stesso. Ed è qui che entrano in gioco le difficoltà. Queste risultano a tutti molto antipatiche, molto negative, qualcosa di cui è meglio non parlare: delle parti di racconto che nessuno vuole leggere, e che nessuno vorrebbe leggere NEL RACCONTO DELLA PROPRIA VITA, passata o futura. Ma questo non è possibile perché nemmeno le favole sono prive di difficoltà.

Ma fermiamoci un attimo. Facciamo un respiro e decidiamo, per qualche istante, di voler leggere i capitoli bui, invece di cercare di isolarli dal libro, dal nostro racconto, cerchiamo di comprenderli, di accettarli come parte integrante del racconto. Ecco che quando questo sforzo viene premiato, e ha successo, dentro di noi si compie un miracolo, un miracolo che Rilke ha scritto in parole: riusciremo a trovare in quei capitolo il riflesso di noi stessi, di noi stessi nella nostra interezza. Realizziamo che fino ad ora ci eravamo identificati con le gioie, i periodi felici che, sia chiaro, non è sbagliato, ci mancherebbe! Ma essi non sono noi, sono una parte di noi. Non è solo merito loro se siamo quel che siamo, ma anche di quei capitoli che tenevamo nascosti. Scopriremo che quanto di più bello ci portiamo dentro, è frutto anche e (forse) soprattutto di quei capitoli.

“Vivi la tua vita, e comprendi che le difficoltà sono parte del TUO percorso, del TUO racconto, e fai in modo di accettarle come parte integrante della tua identità, senza paura di riconoscerle a te stesso e agli altri. Perché quelle difficoltà ti porteranno lontano”. Questo sembra essere il messaggio di Rilke, il suo inno alle difficoltà che tanto ci atterranno, ma che tanto ci fanno crescere.

– DAN –

Vi piace questo articolo? Condividetelo e lasciateci un feedback. Seguiteci anche sulla pagina facebook – Natural Piety – , troverete il pulsante apposito nella home page 🙂

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...