Ciao Matteo, grazie di tutto :)

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Ciao Matteo,
Ci siamo incontrati in vari contesti.
Prima ti ho conosciuto come Amanita su TrueMetal (lì avevamo iniziato un confronto che, pensa, è rimasto ancora inconcluso). Poi come Alice Meraviglia su FB…per arrivare solo alla fine al tuo vero nome.
Direi che ci siamo incontrati in tanti contesti fuorché quello che, forse, ma non necessariamente, è il più importante: quello reale. Personale. Visivo. Uditivo. Tattile. Non ho avuto nemmeno il piacere di stringerti la mano. Sarebbe dovuto accadere qui in Friuli, dalle “mie parti” ma anche un po’ tue…mi pare che ci tenessimo entrambi, anche se era difficile immaginare quando.
Non voglio dilungarmi in discorsi in cui le parole si sprecano. Volevo solo ricordarti anche qui, nel mio piccolo spazio personale, vitale, in cui a stento e a piccoli passi rendo manifesto il mio essere. Mi sembra in un qualche modo di portarti in casa mia, di accoglierti, e di avere quell’occasione che ci è stata negata. Non mi interessa che venga letto, non è per questo che scrivo. Voglio solo avere un piccolo frammento di te, qui. Un gesto simbolico. Dietro i simboli però si nascondono i significati più grandi…e tu lo sai bene.
Ne sono quasi certo…non ti piacerebbe il modo con cui sto per renderti omaggio…so che ci tieni moltissimo ai tuoi scritti, e ne sei geloso nel senso più buono del termine, infatti lo capisco. Sono sempre nati e sgorgati dal tuo essere più profondo.
Permettimi, concedimi di condividere una tua poesia…o almeno perdonami per averlo fatto. Una delle due che sono rimaste, che mi è stato possibile trovare.

Caldo terreno 
e un cielo mestruale, 
umori e vapori, 
siedo qui con la Madre Terra. 
Di fronte al sole 
abbracciato da soffici venti 
ascolto il silenzio 
custode del pianeta. 

————————————————– 

E ora cosa sono? 
un cervo, un aquila, dieci mila cavalli al galoppo, 
scuotono la terra i miei zoccoli, 
tagliano l’aria le mie ali, 
chimera… 
nuoto nel fuoco, 
fluido come l’acqua, 
veloce come il vento 
e duro come la pietra. 

Foreste, ghiacciai, pendii, 
sono il tuono 
e il mio occhio il lampo, 
burrasca, vulcano, scoglio, 
sono il sale 
e anche il mare, 
un torrente in piena, 
un fiocco di neve al vento, 
sono l’inverno e l’estate, 
l’autunno e la primavera, 
oh forza d’infinito… 

Brucio, 
e dalle mie ceneri risorgo, 
fenice, 
felice

Il modo in cui è scritta questa poesia deriva dalla tradizione poetica giapponese, come tu spieghi:

Cosa sono gli Haiku e Tanka?
(riporto un po dal mio blog) 
Forma di poesia di origine giapponese;è un componimento poetico di tre versi caratterizzati da cinque, sette e ancora cinque sillabe. È una poesia dai toni semplici che elimina i fronzoli lessicali e le congiunzioni e trae la sua forza dalle suggestioni della natura e le sue stagioni. L’haiku fu creato in Giappone nel secolo XVII e deriva dal tanka, componimento poetico di 31 sillabe che risale già al IV secolo. Il tanka è formato da 5 versi di 5-7-5-7-7 sillabe rispettivamente. Eliminando gli ultimi due versi si è formato l’haiku. Per l’estrema brevità richiede una grande sintesi di pensiero e d’immagine. Soggetto dell’haiku sono scene rapide ed intense che rappresentano, in genere, la natura e le emozioni che esse lasciano nell’animo dell’haijin (il poeta). La mancanza di nessi evidenti tra i versi lascia spazio ad un vuoto ricco di suggestioni, quasi come una traccia che sta al lettore completare. 

Fonte originale: http://trasognoerealta.freeforumzone.leonardo.it/mobile/discussione.aspx?idd=9337946

Ogni parola in queste circostanze è sprecata, come dicevo prima. 
Restano solo pensieri…qualche rimorso da parte mia…di non averti chiesto di tutto ciò che mi incuriosiva sulla tua straordinaria sensibilità e profondità, del tuo essere speciale…e dico speciale oltre il senso comune del termine…speciale nel modo che tu sai; di non averti scritto o contattato più di quanto ho fatto.
non aggiungo altro…le parole si sprecano. I sentimenti, le sensazioni, le emozioni…le percezioni, restano. 
Resta il prezioso ed essenziale scambio umano che abbiamo vissuto e di cui ti ringrazio infinitamente e con tanto affetto. 
So che ci sei ancora, sei solo altrove. Sì…è proprio come hai scritto: dalle ceneri rinasci come una Fenice maestosa, e quel nostro incontro è solo posticipato.
Tienimi d’occhio da lassù, Matteo.

Un abbraccio enorme con tutto il cuore.

Nonmiricordochi, Lele, Daniele

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