Natura, ricordami che SempliceMente Sono

Il rifugio Giâf e il paesaggio circostante.

Hanno proprio ragione a dire che tutto ciò che ci può far stare e sentire bene è “a portata di mano”, nella NOSTRA mano, cioè in noi stessi. 
In questo caso però, ci accosterei l’espressione “a portata di Natura”.

Me ne sto rendendo conto sempre di più, di quanto il legame con la nostra Terra sia vitale, imprescindibile, sacro.

Per me che ho avuto la fortuna di vivere in un paesino friulano immerso nelle prealpi giulie, circondato da boschi, corsi d’acqua, vallate…questa percezione è stata sempre automatica. 

Da piccolo mi sembrava che tutto il mondo dovesse essere così, e vedere città con fitte reti di strade e distese di palazzi ovunque era come muovere i primi passi su un altro pianeta. Ma é normale, fa parte dell’essere bambini il concepire il mondo intero in base al piccolo, piccolissimo mondo in cui si vive e si comincia a crescere.

Il tempo mi ha insegnato a ringraziare per avere avuto questa fortuna. 

Ora le cose non sono cambiate, o meglio si sono evolute più profondamente e man mano che la vita va avanti, che porto avanti i miei percorsi, la mia crescita, riscopro sempre qualcosa di nuovo e di più intimo quando entro a contatto con paesaggi e luoghi ancora rimasti pregni di quell’energia integra, selvaggia ma amabile. 

Nella foto di apertura dell’articolo, potete osservare il luogo dove sono andato nella mia ultima, breve uscita una settimana fa. 

È il rifugio Giâf sul monte Giâf, un piccolo rifugio-baita, unica struttura sopravvissuta e fruibile da coloro, ormai pochissimi, che sporadicamente intraprendono la salita partendo dal versante di San Francesco (dove vivo) o da quello di Tramonti-San Vincenzo.

La giornata è stata ideale… limpida, pulita, fredda ma soleggiata.

Sono uscito di casa con mio cugino e il suo giovane cane, simpaticissimo. 

Ci siamo avviati alla mulettiera per cominciare la salita, lui con passo regolare e sicuro, io con passo stanco e una buona dose di affanno!

Nonostante la mia pessima performance fisica, ho continuato la salita per essere ripagato al mio arrivo. 

Durante la scarpinata, alcuni scorci panoramici di San Francesco visto dall’alto mi hanno distratto, mentre il cammino era alternato da fredde zone di ombra e miti passaggi in cui il sole accarezzava dolcemente il mio viso scaldandomi tutto il corpo.

Il momento che aspettavo però era l’arrivo al rifugio. 

Ad un certo punto, in una delle mie innumerevoli soste, ho notato un cambio di sottobosco, di fogliame, che ormai conosco molto bene… quasi tutto il tragitto è caratterizzato da pinete mentre in prossimità dell’arrivo il bosco cambia per lasciar posto agli autorevoli faggi. 

È il segnale certo della vicinanza al rifugio.

Ed ecco, comincio ad intravederlo sempre di più tra gli alberi finché non si svela completamente alla mia vista. 

Mio cugino, arrivato prima di me, già seduto sotto la tettoia esterna a farsi scaldare dal sole.

La prima sensazione che ho avuto al rifugio è stata di desolazione…ma era una desolazione serena, perfetta.

Una volta seduto a mia volta… ecco che è cominciata la contemplazione di tutto ciò che mi circondava… un cielo di un azzurro così vivo, brillante. Un silenzio totale, penetrante. Il sole caldo, generoso di tepore e di forza vitale. Un paesaggio che sembra quasi eterno, immutabile. Non sembra quasi possibile che un tempo in questo posto ci siano state stalle, casolari, che sia stato lo scenario di vite vissute a lavorare e dedicarsi instancabilmente alla sussistenza delle famiglie grazie al pascolo del bestiame. 

Non sembra possibile che anche questo posto abbia conosciuto l’ingiusta ferocia della guerra con i suoi bombardamenti e la distruzione che hanno seminato.

Questo posto sembra aver voltato pagina ed aver perdonato, sembra aver trovato una sua armonia e un suo modo d’essere come solo la Natura sa fare. 

E al mio arrivo sono stato accolto in questa atmosfera in cui muoversi con amorevole rispetto.

Ogni albero, ogni pietra, ogni distesa erbosa sembra essere in pace con sé stessa e insegnare la perfezione di tutto ciò che è, senza maschere, senza inutili giochi di apparenze.

Penso che ogni nostro paesaggio, ogni nostro bosco, tutto il nostro patrimonio naturale, abbiano lo straordinario potere di ricondurci a noi stessi. Ci accompagnano per mano e noi stupidamente spesso non cogliamo questo invito. 

Forse perché non vogliamo sentirci delle nullità. Abbiamo bisogno di persone che ci diano importanza, di cose (un mucchio di cose) che ci diano l’illusione del valore e del valere. Abbiamo bisogno di voci, rumori, presenze che oscurino quanto più possibile la nostra fragilità e la nostra ingiustificata difficoltà nel riconoscerci esseri perfetti. 

Abbiamo bisogno di affermare a noi stessi e agli altri i nostri dolori e le nostre gioie, credendo che queste definiscano la nostra identità.

Nella Natura ritorniamo ad essere delle nullità, delle immense, infinite, straordinarie nullità. Torniamo ad essere né più né meno di ciò che siamo realmente. 

Siamo semplici, di una semplicità tale che non possiamo concepirla, con tutte quelle strutture così profonde e antiche che ci spingono costantemente ad essere QUALCOSA O QUALCUNO.

Nel bel mezzo della Natura cosa vuoi essere? Che tu sia famoso, povero, avvocato, operaio, cantautore… rimani comunque una nullità.

“La semplicità è quello stato in cui si torna ad essere il nulla”, dice uno degli autori che adoro. 

Forse tornare ad essere il nulla è iperbolico, ma per lo meno ci si può avvicinare.

Che sia a due passi da casa, o a chilometri e chilometri di distanza, instaurare una connessione e un contatto con l’ambiente ci riporta al nostro stato di esseri liberi e naturali, perché noi siamo figli di questa immensa Natura, non ne siamo estranei e non ne siamo padroni.

Il bellissimo posto di cui sto parlando, è a un’ora e mezza di camminata da casa mia. Non è lontano. Non è uno scenario estremo come può essere il deserto, le imponenti cascate del Niagara o le leggendarie distese montuose norvegesi, tutti posti meravigliosi che meritano contemplazione, ben si intenda.

Quando non ci si basa più sulla semplice vista, ma si cerca lo scambio profondo con ciò che ci circonda, accade che ci apriamo al naturale fluire di ciò che siamo, al naturale scorrere di ogni nostra esperienza e della sua perfezione, quand’anche dolorosa.

Riscopriamo una pace naturale, originaria.

Quando ci troviamo nel mezzo della Natura, lei entra in noi e noi in lei, nel modo più naturale che esista.

Ogni albero, montagna, nuvola, animale… vive in me, ed io in loro.

Ed è qualcosa che ti fa rinascere dentro… il sentirti parte di un organismo vivente immenso che non ha bisogno di affermare la propria identità, non ha bisogno di trovare il suo stile, di essere adatto o non adatto. Semplicemente è. 

Seduto sotto la tettoia di quel rifugio, non ho respirato solo aria buona, ho respirato la libertà, quella vera, autentica. 

Per come vanno le cose nella nostra vita, ci è quasi impossibile conservare questo stato di benessere a lungo. Ma possiamo custodirlo nel nostro cuore e, non appena ci è possibile, possiamo rientrare in connessione con colei che lo ha generato.

Tutti possono godere di un bel paesaggio, di un posto meraviglioso, di un tramonto, di un’alba… è piuttosto facile dal momento che sono belli, piacevoli. 

Ma SENTIRLI, lasciarli entrare dentro di sé, è tutt’altra cosa.

Chi guarda, chi osserva, col tempo facilmente finisce per cercare sempre qualcosa di più bello, di più particolare…di più. E non è un male, ci mancherebbe. 

Se però c’è contemplazione e contatto, ogni cosa vista non lascerà mai indifferente, perché si è in relazione con un’energia vitale, vibrante. E a questo punto si può cercare comunque il “di più”, con la consapevolezza che non è tanto una questione di più bello o di più entusiasmante, ma di vivere un’esperienza nuova, diversa.

Per ora non ho avuto modo di viaggiare molto, non ho visitato luoghi e paesaggi mozzafiato… spero, mi auguro, di poterlo fare sempre di più in futuro. 
Ma, la cosa più importante, è che lo possa fare con lo stesso spirito con cui contemplo i piccoli e timidi paesaggi che mi circondano e che, nonostante li abbia sotto gli occhi da praticamente tutta la vita, non smettono mai di essere parte di me e di regalarmi sempre sensazioni nuove.

Grazie rifugio Giâf, al nostro prossimo incontro 🙂

Un caro saluto, Daniele T.

Per commenti o messaggi potete utilizzare l’apposita funzione qui sotto oppure utilizzare la messaggistica privata della pagina Facebook (qui a fianco nella colonna destra).
La copia dell’articolo o di una sua parte è ben accetta esclusivamente con citazione della fonte e senza modifiche al testo originale.

Annunci