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BIOTOPO DELL’ACQUA CADUTA: UN PICCOLO “TESORO VERDE” A CIMANO DI S.DANIELE DEL FRIULI

Me lo ripeto sempre più spesso e sempre più spesso ne ho conferma: non conosciamo a sufficienza il nostro territorio e lo sottovalutiamo parecchio dal punto di vista naturalistico e paesaggistico.

Presi dalla folle corsa all’andare “fuori”, al cercare il luogo più bello da esplorare, ci dimentichiamo dell’ambiente che circonda, dandolo per scontato o credendo che non abbia nulla da offrire.

Ma sono credenze che possono essere smentite in un lampo, per casualità o per scelta… basta percorrere un sentiero a cui non abbiamo mai rivolto la nostra attenzione, addentrarsi in un angolo apparentemente insignificante, ed ecco che può svelarsi ai  nostro occhi uno scorcio, un paesaggio, un piccolo tesoro naturale.

Tutto ciò mi è successo più di una volta, ma in questo articolo vi parlerò del Biotopo dell’Acqua Caduta, situato a Cimano (comune di San Daniele del Friuli, UD).

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Uno degli scivoli d’acqua presenti nel sito.
Di cosa si tratta?

Si tratta di un sito naturalistico unico nel suo genere, caratterizzato da un corso d’acqua che ha originato cascate e scivoli d’acqua nel bel mezzo di un’incantevole radura boschiva.

Così è descritto in modo più competente e tecnico dal cartellone che fa da ingresso al sito:

Il rio, che nasce su un rilievo ad ovest di Susans, dopo un breve percorso tortuoso all’altezza della confluenza con il Rio della Palude, precipita di parecchi metri nella forra nel conglomerato miocenico. Questo monumento naturale dovrebbe essere tutelato sia per motivi geologici (è l’UNICA CASCATA ATTIVA NELL’ANFITEATRO MORENICO), che per i suoi caratteri naturalistici. Dopo il salto, il rio si dirige verso nord-ovest.

Come si presenta ai nostri occhi questo tesoro verde, e che caratteristiche lo delineano?

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Avete mai visto quei documentari sulla foresta amazzonica o sulle foreste tropicali, dove tutto d’un tratto si sbuca in una splendida cascatella circondata dal verde? Ecco, è proprio simile a una di queste, tutto il contesto lo è. L’ambiente ha un’energia selvaggia, pura… il verde della vegetazione sembra avvolgere amorevolmente il rio e le cascate come a volerle nascondere… il silenzio è rotto solo dal canto delle numerose specie di volatili che si accompagna al fresco e rasserenante rumoreggiare del corso d’acqua.
Nel sottobosco, numerose specie floreali accolgono chi si addentra in questo angolo incantato, tra cui una varietà di Orchidea selvatica non rarissima ma comunque difficile da incontrare.
L’acqua è verde opaca, e la sua superficie crea dei bellissimi giochi di riflessi con i colori della vegetazione, del cielo e delle rocce circostanti. Di tanto in tanto, se si fa attenzione, si può scorgere qualche piccolo pesce.

Anche le caratteristiche del terreno e del microclima hanno il sentore di foresta tropicale… la zona è paludosa, satura di umidità, ma inaspettatamente fresca. Vi dirò di più… noterete un sostanziale e repentino cambio di atmosfera tra il percorso per arrivare sul posto e l’arrivo nelle sue immediate vicinanze. Come dicevo, tutta la zona è paludosa e satura di umidità, che nella stagione calda accentua la sensazione di calore e di affanno. Ebbene, in stretta prossimità alle cascate, sentirete all’improvviso un’ondata di fresco assolutamente piacevole.

Anche gli aspetti floristici e faunistici di questo luogo sono peculiari:

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Orchidea Selvatica

Nella zona è stato trovato un sistema di tane di Tasso ed è stata segnalata la nidificazione del Merlo Acquaiolo.

Sono presenti, in sponda sinistra boschi igrofili (N.d.A: igrofilo = vegetale o animale che predilige come habitat ambienti umidi) di Pioppo Nero, Salice e Ontano Nero; sulla destra un querco-carpineto tipico. Al Carpino Bianco ed alla Farnia, si accompagnano il Ciliegio selvatico, l’Acero Campestre, l’Acero di monte, l’Orniello, il Tiglio Selvatico ed il Frassino.

Come si può raggiungere questo sito naturale? Ci sono aspetti particolari di cui tener conto?

Raggiungere il posto non è, in fin dei conti, complicato. Il problema (che è al tempo stesso un aspetto positivo) è che il sito è davvero poco conosciuto, e quindi poco segnalato su tutti i fronti: sia a livello di segnaletica stradale, sia a livello informativo sulla rete e persino sull’unico cartello che si trova (anche se è facile non trovarlo :’) ) in prossimità di uno dei punti di accesso.

Ma ora cerco di indicarvi in modo dettagliato come poterci arrivare. I punti di accesso principali sono, a quanto pare, due:

  • arrivando dal lungo ponte di Cornino, al bivio svoltare a destra in direzione San Daniele. Percorre la salita e proseguite lentamente finché sulla destra non notate la chiesetta bianca. Immediatamente dopo la chiesetta sempre sulla destra c’è una strada che conduce al cimitero. Percorretela fino all’arrivo allo stesso. Parcheggiate nel piazzale e imboccate a piedi la strada sterrata che si addentra nel bosco. I primi sentierini secondari che trovate sulla destra e che si addentrano ulteriormente nel bosco vi condurranno al Biotopo. Se arrivate da San Daniele, fate riferimento sempre alla chiesetta bianca, la stradina che porta al cimitero sarà in questo caso immediatamente precedente alla chiesetta e sulla vostra sinistra.
  • il secondo punto di accesso si trova praticamente nella fermata del bus. Arrivando dal ponte di Cornino, al bivio svoltate sempre a destra in direzione San Daniele, procedete lentamente e guardate attentamente alla vostra destra. In prossimità della SECONDA stradina che si addentra a destra, noterete la fermata del Bus e lì c’è il famoso cartello di benvenuto e il sentierino di accesso. Arrivando da San Daniele, Superate il centro abitato fino, procedete lentamente e superate la grande curva a sinistra. Superata quest’ultima, in prossimità della prima stradina che si addentra a sinistra noterete la fermata del bus e quindi il punto di accesso.

A cosa fare attenzione:

  • alle indicazioni poco chiare e quasi assenti
  • ai sentieri poco curati, puliti
  • alla discontinuità del terreno che rende il sentiero non perfettamente agibile, soprattutto quello dalla parte del cimitero
  • alla ripidità e alla scivolosità dovuta al terreno argilloso e umido
  • nella stagione calda, alle zanzare, vi assicuro che gli sciami già consueti sono nulla in confronto

E infine…

ATTENZIONE A RISPETTARE L’AMBIENTE! SIATE DISCRETI, DELICATI E PULITI!

Sperando di avervi fatto conoscere un posto inaspettatamente a portata di mano, vi auguro di poterci andare e di poter godere della sua bellezza semplice ma unica!

Volevo aggiungere un video per rendere meglio l’idea di quanto sia meraviglioso questo posto e trasmettervene l’energia, e anche per farvi vedere più cose, ma ho appena scoperto che con il mio profilo base wordpress non mi permette di caricare video! Così vi rimando al video che ho caricato su instagram, cliccate QUI.

Vi saluto calorosamente,

Daniele T. 🙂

Tutte le foto e il testo (ad eccezione delle citazioni) sono a cura di Daniele T. La riproduzione e/o la citazione anche parziale del testo è consentita con citazione esplicita della fonte e senza modifica alcuna.

Aiutare gli altri è un’arte, NON aiutarli… pure!

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Immagine da repertorio Google Images

Mettiamola così:
Ognuno ha il diritto di essere consapevole di tutto ciò che riguarda gli aspetti della sua vita, ma ha anche il diritto di NON esserlo.
Ognuno decide, anche nell’inconsapevolezza, come gestire tali aspetti.
Questo diritto sacrosanto genera delle implicazioni per il soggetto stesso ma anche per chi è esterno alla sua vita.
Chi è in possesso di informazioni, anche se certe, o chi ha il dono di poterle “cogliere” da fonti diciamo… non convenzionali, non è in pieno diritto di entrare a gamba tesa nella vita altrui e di forzarne le decisioni, anche se da quel punto di vista sembra la scelta migliore.
Ogni persona ha un cammino da compiere e dei muri da abbattere, e spesso abbatterli può essere doloroso ma necessario.
Agli occhi di chi osserva da fuori può sembrare un atto caritatevole cercare di convincere, di influenzare, di svelare, di informare le persone… spesso però non è così.
Al di là del sostegno, della vicinanza, del supporto… che sono atti amorevoli e rispettosi, ogni altro tipo di forzatura, sebbene in buona fede, è un varcare il confine e invadere uno spazio che non è il nostro.

Chiediamoci sempre quali sono le nostre reali intenzioni nel voler intervenire nella sfera personale (quindi mentale, energetica ecc) delle persone. Lo facciamo in modo del tutto disinteressato? Lo facciamo perché eleviamo il nostro punto di vista e le informazioni che abbiamo a verità assoluta? Lo facciamo per dimostrarci potenti, per avere riconoscimento?

Ma soprattutto… è opportuno il nostro intervento? è consono? è congruente con il cammino che la persona sta portando avanti?

Avere il dono di essere sensibili e, in certi casi, di “cogliere” informazioni nascoste, non ci rende automaticamente in grado di affrontare queste considerazioni con distacco e neutralità. Purtroppo questo aspetto non dipende da ciò che siamo in grado di cogliere a livello sottile, ma dipende dall’apertura del cuore. Due funzioni che in alcuni casi possono essere addirittura inversamente proporzionali.
Questa apertura permette di entrare in sintonia con chi abbiamo di fronte, di amarlo e riconoscerlo come Essere in cammino, e quindi di rispettarlo. A questo punto si sarà veramente in grado di percepire se possiamo fare qualcosa, se possiamo almeno provarci, e come. Ricordandoci sempre e comunque che aiutare è aiutarSI, che sostenere è sostenerSI, che accompagnare è accompagnarSI. Nulla è a senso unico ma è disposto in modo che ci sia uno scambio reciproco. Non spogliamoci MAI di questa umile consapevolezza.

Ognuno intenda ciò che può e vuol intendere 😊

Un caro saluto,
Daniele T. 

 

La copia o la citazione di questo scritto sono consentite con citazione della fonte senza modifiche alcune. Testo a cura di (c) Daniele T. Percorsi Di Luce; immagine da repertorio Google Images.

Il potere evolutivo delle nostre relazioni 

Foto di (c) Daniele T. – Percorsi Di Luce

Non ci sono mezze misure per dire certe cose, anche se questo vuol dire renderle poco appetibili o farle sembrare pazze.

Quindi, nel modo più semplice possibile: 

Ogni incontro nella nostra vita, banale o complesso, piacevole o spiacevole, è stato “organizzato” molto prima della sua realizzazione sul piano fisico. 

Ed è stato organizzato da noi, per noi, ma non unilateralmente. Due energie hanno deciso di incontrarsi perché ognuna di esse trae un beneficio da questo incontro. Un beneficio che potrebbe essere molto distante dall’idea che abbiamo di esso. Non sempre questo beneficio passa attraverso vissuti piacevoli. 

Che sia per imparare una lezione, che sia per far venir fuori una parte di noi o per acquisire una consapevolezza di cui siamo sprovvisti e altro ancora, tutte le persone con cui condividiamo frammenti della nostra vita le abbiamo evocate, ed esse hanno risposto al nostro richiamo come noi abbiamo risposto al loro. 

Se non siamo in grado di accedere a quelle parti di noi che hanno voluto quegli incontri, se non vogliamo aprire porte di stanze scomode, allora non avremo mai la possibilità di liberare il vero potenziale di ciò che siamo. 

E tutto continuerà a ripetersi perché ciò che non si risolve… ritorna. 

Vi accorgerete della natura delle vostre relazioni anche da questo… quelle che nascono per adempiere a uno scopo (per lo più evolutivo), si sciolgono in maniera spontanea non appena questo è stato integrato. 

Ma quelle con cui siete destinati a intraprendere un profondo scambio, resteranno attive anche dopo… e riconoscerle non è poi così difficile… 

Ciò che può semplificare e spesso rendere meno doloroso questo processo, è il semplice imparare ad essere prontamente consapevoli delle relazioni che si manifestano nella nostra vita… imparare ad ascoltarsi e soprattutto essere aperti e sinceri con sé stessi… tutto il resto viene di conseguenza. 

Come sempre l’importante è aprirsi, SENTIRE la natura energetica delle cose… PERCEPIRE…

Buona serata 😊

Daniele T. 

Foto e testo di Daniele Tosoni (Percorsi Di Luce). Copia, anche parziale, con citazione esplicita della fonte e senza modifiche alcune.

Cuori da restaurare…

Non sempre è facile ricostruire, ristrutturare…si considera se ne vale la pena,

quanto può costare,

se ci sono altre prospettive da valutare.

Se ci sono più buone ragioni per restare

o lasciare.

Quanto, cosa e come 

si vuole investire.

E che considerazioni si fanno
per il restauro

di un cuore spezzato?

Buon cammino 😊

Daniele T.

Testo e foto di (c) Daniele T. Percorsi Di Luce.

L’attimo che aspetto (i luoghi hanno un’ “anima”)

S. Francesco, Val d’Arzino, F.V.G. Foto (c) Daniele T.
È l’attimo in cui il sole tinge d’oro le cime dei monti quello che aspetto più di ogni altro.

È una luce che non crea bellezza ma la esalta.

In quel momento anche il mio spirito diventa dorato e risplende con loro.

Perché non c’è un dentro ed un fuori, ma c’è uno spazio aperto e selvaggio, esterno a ogni nostra concezione, che accomuna e unifica tutto ciò che è.

Penso sia per questo che non possa esserci nulla, là fuori, che nel manifestarsi non riguardi ognuno di noi.

Luci, ombre, tempeste, albe, tramonti, paesaggi, calamità… siamo ognuna di queste e altre cose che vediamo succedersi nel palcoscenico di questa grande Madre, ma con modalità di espressione diverse.

E osservarle, contemplarle, è come specchiarsi e guardare in faccia il PROPRIO dolore, la propria rabbia, la propria bellezza, la propria unicità.

È l’attimo in cui il sole tinge d’oro le cime dei monti quello che aspetto più di ogni altro.

Splendere in buona compagnia è un valore aggiunto.

Daniele T. 🙏🏻😊

Foto e testo di (c) Daniele T. , Percorsi Di Luce.

Chirurgia: la medicina naturale in sostegno del paziente 

La stesura di questo articolo non poteva vedere la luce in un momento più adatto visto che tra pochi giorni dovrò affrontare proprio un piccolo intervento chirurgico 😂

Che si tratti di piccola o grande chirurgia, a tutti capita di finire “sotto i ferri” almeno una volta nella vita, ed è importante essere consapevoli di ciò che un intervento chirurgico comporta, tanto sul piano fisico quanto sul piano psicologico ed energetico. 
In particolare questi ultimi due aspetti sono purtroppo estremamente sottovalutati. 

Abbiamo bisogno di considerare anche la chirurgia in un contesto olistico e multidimensionale, in cui ogni sfera coinvolta abbia una sua importanza.

Altrettanto importante è l’approccio pratico nell’affrontare questi eventi: ad oggi si ha la tendenza a focalizzarsi principalmente sul “durante” e il “dopo” la pratica chirurgica, con la somministrazione dei dovuti farmaci e delle procedure riabilitative più opportune; ma troppo spesso si trascura completamente il “prima”, cioè come il paziente dovrebbe prepararsi alla sua operazione in modo da affrontare più serenamente la stessa, e migliorarne nettamente il decorso post-operatorio.

Tutto questo comporta l’agire in modo sano e rispettoso del nostro corpo, della nostra energia e della nostra psiche, in modo dolce, naturale ed equilibrato, ricordandoci che il nostro corpo ha una straordinaria capacità di autoriparazione che andrebbe sostenuta e stimolata, ma sempre con delicatezza.
In queste righe cercherò proprio di dare una connotazione olistica all’argomento e di trasmettervi delle indicazioni generali e degli spunti di riflessione da tenere a portata di mano nel caso in cui ci si ritrovi a dover affrontare interventi, siano essi piccoli interventi di routine o di maggior entità. 
Fitoterapia, Omeopatia, Nutrizione Olistica e altre medicine complementari ci verranno in aiuto nell’affrontare queste eventualità.

Partiamo da una considerazione piuttosto semplice ma tutt’altro che scontata: COSA COMPORTA UN INTERVENTO CHIRURGICO?

A prescindere dalla sua entità e dalla parte del corpo coinvolta, ogni intervento chirurgico è un evento traumatico dei tessuti interessati ma ancor prima a livello psicologico. Si pensa ad un trauma come ad una botta o un colpo accidentale che genera un ematoma, in realtà qualsiasi lesione dei tessuti, sia programmata e pianificata che accidentale, è a tutti gli effetti un trauma. 

I tessuti coinvolti vengono traumatizzati e sin dal primo secondo il nostro corpo reagisce con una serie di reazioni di riparazione e di difesa:

  •  Il nostro sistema immunitario si attiva istantaneamente, vengono infatti richiamati nella ferita i globuli bianchi affinché eliminino batteri e altri patogeni. 
  •  Vengono richiamate nella zona colpita anche le piastrine, deputate all’arresto della fuoriuscita di sangue.

La reazione più importante, però, è quella infiammatoria, poiché è propedeutica a tutte le altre.

L’infiammazione, contrariamente a quanto si pensa, è una reazione del tutto naturale e soprattutto ha una sua utilità. 

Nella zona interessata viene aumentato il flusso di sangue affinché si scaldi e i vasi sanguigni possano dilatarsi, facilitando quindi l’afflusso di piastrine e globuli bianchi. Inoltre il calore generato ha una funzione difensiva, proprio come la febbre.

È molto importante quindi agire in modo preventivo per contenere il trauma e ridurlo ai minimi termini. Questo comporterà, nel post-operatorio, meno dolore, meno gonfiore, minor rischio di emorragie ed infezioni e una ripresa generale rapida.

Ecco cosa possiamo utilizzare preventivamente per minimizzare il trauma fisiologico:

  •  ARNICA MONTANA 200CH, una dose un paio d’ore prima dell’intervento. Arnica è un rimedio che non ha davvero bisogno di presentazioni, è la regina dei traumi fisici e psichici. È un rimedio omeopatico importantissimo in prevenzione: contiene l’infiammazione, riduce il rischio di infezioni e limita il sanguinamento. Si assume alla 200CH poiché supporti il paziente anche a livello psicologico, confortandolo.
  •  HYPERICUM PERFORATUM 30CH, una dose 2-3 ore prima dell’intervento: è il rimedio dei tagli e dei traumi che coinvolgono zone riccamente innervate (denti, labbra, genitali, spina dorsale, tronchi nervosi ecc) e quindi molto suscettibili al dolore. La sua principale azione è quella desensibilizzante. Assunto prima dell’intervento ridurrà moltissimo i dolori una volta terminato l’effetto dell’anestesia. 
  •  PHOSPHORUS 30CH, una dose sola qualche ora prima: per coloro che tendono a perdere molto sangue e per cui le emorragie tardano ad arrestarsi
  •  RIBES NIGRUM MACERATO IDROGLICERALCOLICO: 30/50 gocce tre volte al dì, fin dal giorno prima dell’intervento. Questo è un rimedio fondamentale della gemmoterapia, una delle branche più recenti e tecnologiche della medicina naturale. È il “cortisone naturale” per eccellenza ma, a differenza del cortisone che inibisce forzatamente l’infiammazione, il Ribes Nigrum stimola le surrenali a produrre cortisolo e a limitare in modo fisiologico e dolce l’infiammazione. 
  •  FERMENTI LATTICI VIVI: in caso di terapia antibiotica vanno assunti già in anticipo per mantenere la flora intestinale in equilibrio 
  • A livello energetico possiamo farci fare o farci (per chi è operatore reiki) un autotrattamento reiki utilizzando il primo e il terzo simbolo. Riceveremo un grande sostegno energetico nel momento in cui ne avremo più bisogno.

Ci sono però anche altre reazioni che sono meno sospette e di cui spesso non siamo nemmeno consapevoli, sono le reazioni a livello psicologico.
A differenza delle reazioni fisiologiche che avvengono sostanzialmente nel momento del trauma, la reazione psicologica può ,e spesso ha inizio, ancora prima del trauma, in questo caso prima dell’intervento.

Possono essere reazioni 

  • di tipo traumatico: il paziente vive l’idea dell’intervento come un evento pericoloso e dannoso, pur essendo consapevole della sua utilità 
  •  di tipo immaginativo: il paziente immagina vividamente, come in un film, la procedura chirurgica, immagina il dolore, gli strumenti utilizzati, le ferite ecc. in questo caso l’immaginazione è invalidante e sfugge al controllo del soggetto: la sua mente produce queste immagini spontaneamente
  •  di vittimismo: il paziente vive questo evento come un affronto e una profonda ingiustizia nei suoi confronti e della sua vita. Una frase rappresentativa è “cosa ho fatto per meritarmi questo?”
  •  di panico ed estrema ansietà 

Per ammortizzare l’impatto emotivo e psicologico possiamo avvalerci di alcuni rimedi:

  •  come dicevo prima, ARNICA MONTANA 200CH conforterà il paziente che dovrà sottoporsi all’operazione 
  •  PHOSPHORUS 10 000CH, una dose sola qualche ora prima: per il paziente apprensivo che immagina vividamente l’intervento, immagina complicazioni, situazioni di pericolo, il dolore. Queste immagini sfuggono spesso al suo controllo. Servirà inoltre a ridurre al minimo il sanguinamento.
  •  STAPHYSAGRIA 10 000CH, una dose qualche ora prima: il rimedio di chi vive queste situazioni come delle ingiustizie. Adatto nelle operazioni mutilanti, plastiche, amputazioni. 
  •  RESCUE REMEDY-S.O.S. REMEDY, rimedio floriterapico di Bach, 4 gocce quattro volte al giorno sotto la lingua. Assumere quando si comincia ad avvertire ansia e panico, anche un paio di giorni prima dell’intervento.
  •  COMPLESSI FITOTERAPICI DI VALERIANA, BIANCOSPINO, PASSIFLORA, MELISSA, TIGLIO, CAMOMILLA in gocce o compresse. Sono tutte piante ad azione sedativa, tranquillante e antispasmodica ma ognuna ha le sue particolarità. Ognuno somatizza l’ansia e il panico a modo suo: il Biancospino sarà indicato per coloro che vengono colpiti da agitazione e ansia accompagnate da palpitazioni e tachicardia. La Melissa e la Camomilla saranno più indicate per chi somatizza a livello gastrico con spasmi gastrointestinali e/o nausea. La Valeriana e la Passiflora sono più indicate per coloro che somatizzano con reazioni nervose e ipersensibilità.
  •  Come detto prima, uno o più trattamenti o autotrattamenti reiki rilassano e aiutano a riportare la calma nell’affrontare la procedura
  •  OLIO ESSENZIALE DI LAVANDA O ARANCIO DOLCE: l’aromaterapia è uno strumento molto utile poiché agisce direttamente sui recettori neuronali deputati alla ricezione degli odori. Le essenze di Lavanda e Arancio Dolce sono quelle tranquillanti e rasserenanti per eccellenza. Si può versarne due/tre gocce su un fazzolettino e inalarne profondamente l’aroma. In alternativa versarne due gocce sui polsi, strofinarli l’uno contro l’altro e massaggiare anche le tempie respirando profondamente. L’essenza va respirata quanto più possibile facendo attenzione a non irritare la mucosa nasale.

Oltre a tutti questi aspetti con i relativi consigli, ci sono altri fattori da tenere in considerazione per avere una ripresa rapida.
Uno di questi, anch’esso troppo sottovalutato, è quello alimentare.

Dobbiamo essere consapevoli che a fronte di un trauma chirurgico, il nostro corpo è impegnato a livello immunitario e nella rigenerazione dei tessuti. È importante quindi non rallentare il nostro corpo e non ostacolarlo. Sarebbe opportuno quindi, per qualche giorno prima dell’operazione e fino a guarigione, limitare al minimo il consumo di:

  • latte e derivati: hanno un effetto addensante sul sistema linfatico e sulle mucose. Appesantiscono quindi il sistema linfatico e lo rallentano, facilitando la formazione di muco e materiale infetto.
  • proteine animali: è ormai noto che hanno un alto potere acidificante sulla matrice cellulare. Indeboliscono e rallentano il sistema immunitario e alimentano l’infiammazione.

Per lo stesso motivo, preferire inoltre carboidrati poco raffinati o, meglio ancora, integrali, che aiutano a ridurre i picchi glicemici.

Per quanto riguarda il post-operatorio, tutti i rimedi omeopatici di cui sopra possono essere assunti anche dopo l’intervento: per la componente fisiologica, le diluizioni da scegliere saranno la 5-7-9-15-30 CH; mentre per quella mentale/emotiva 200-1000-10000 CH.

Qualora non vi vengano prescritti antibiotici ma per una vostra sicurezza desiderate una copertura, potete avvalervi dell’estratto di semi di Pompelmo in gocce (GSE).

NOTA BENE: ogni caso ha le sue caratteristiche e ogni persona deve essere consapevole del suo stato di salute. Queste indicazioni non sono da intendersi come prescrizioni mediche né come procedure mediche. Nessuno di questi rimedi ha la pretesa di sostituire i farmaci che il vostro medico chirurgo prescrive. Rivolgetevi sempre e comunque a lui o al vostro farmacista/erborista di fiducia per quanto riguarda la posologia e il modo di somministrazione. Assicuratevi di non essere allergici o intolleranti a uno o più dei componenti/eccipienti contenuti nei rimedi.

Per qualsiasi domanda o chiarimento rimango disponibile sia qui, sia sulla messaggistica privata della pagina facebook. 
Vi saluto calorosamente 😃

Daniele T.

La copia di questo articolo o di una sua parte è consentito con citazione della fonte ma senza modifiche del testo.

Natura, ricordami che SempliceMente Sono

Il rifugio Giâf e il paesaggio circostante.

Hanno proprio ragione a dire che tutto ciò che ci può far stare e sentire bene è “a portata di mano”, nella NOSTRA mano, cioè in noi stessi. 
In questo caso però, ci accosterei l’espressione “a portata di Natura”.

Me ne sto rendendo conto sempre di più, di quanto il legame con la nostra Terra sia vitale, imprescindibile, sacro.

Per me che ho avuto la fortuna di vivere in un paesino friulano immerso nelle prealpi giulie, circondato da boschi, corsi d’acqua, vallate…questa percezione è stata sempre automatica. 

Da piccolo mi sembrava che tutto il mondo dovesse essere così, e vedere città con fitte reti di strade e distese di palazzi ovunque era come muovere i primi passi su un altro pianeta. Ma é normale, fa parte dell’essere bambini il concepire il mondo intero in base al piccolo, piccolissimo mondo in cui si vive e si comincia a crescere.

Il tempo mi ha insegnato a ringraziare per avere avuto questa fortuna. 

Ora le cose non sono cambiate, o meglio si sono evolute più profondamente e man mano che la vita va avanti, che porto avanti i miei percorsi, la mia crescita, riscopro sempre qualcosa di nuovo e di più intimo quando entro a contatto con paesaggi e luoghi ancora rimasti pregni di quell’energia integra, selvaggia ma amabile. 

Nella foto di apertura dell’articolo, potete osservare il luogo dove sono andato nella mia ultima, breve uscita una settimana fa. 

È il rifugio Giâf sul monte Giâf, un piccolo rifugio-baita, unica struttura sopravvissuta e fruibile da coloro, ormai pochissimi, che sporadicamente intraprendono la salita partendo dal versante di San Francesco (dove vivo) o da quello di Tramonti-San Vincenzo.

La giornata è stata ideale… limpida, pulita, fredda ma soleggiata.

Sono uscito di casa con mio cugino e il suo giovane cane, simpaticissimo. 

Ci siamo avviati alla mulettiera per cominciare la salita, lui con passo regolare e sicuro, io con passo stanco e una buona dose di affanno!

Nonostante la mia pessima performance fisica, ho continuato la salita per essere ripagato al mio arrivo. 

Durante la scarpinata, alcuni scorci panoramici di San Francesco visto dall’alto mi hanno distratto, mentre il cammino era alternato da fredde zone di ombra e miti passaggi in cui il sole accarezzava dolcemente il mio viso scaldandomi tutto il corpo.

Il momento che aspettavo però era l’arrivo al rifugio. 

Ad un certo punto, in una delle mie innumerevoli soste, ho notato un cambio di sottobosco, di fogliame, che ormai conosco molto bene… quasi tutto il tragitto è caratterizzato da pinete mentre in prossimità dell’arrivo il bosco cambia per lasciar posto agli autorevoli faggi. 

È il segnale certo della vicinanza al rifugio.

Ed ecco, comincio ad intravederlo sempre di più tra gli alberi finché non si svela completamente alla mia vista. 

Mio cugino, arrivato prima di me, già seduto sotto la tettoia esterna a farsi scaldare dal sole.

La prima sensazione che ho avuto al rifugio è stata di desolazione…ma era una desolazione serena, perfetta.

Una volta seduto a mia volta… ecco che è cominciata la contemplazione di tutto ciò che mi circondava… un cielo di un azzurro così vivo, brillante. Un silenzio totale, penetrante. Il sole caldo, generoso di tepore e di forza vitale. Un paesaggio che sembra quasi eterno, immutabile. Non sembra quasi possibile che un tempo in questo posto ci siano state stalle, casolari, che sia stato lo scenario di vite vissute a lavorare e dedicarsi instancabilmente alla sussistenza delle famiglie grazie al pascolo del bestiame. 

Non sembra possibile che anche questo posto abbia conosciuto l’ingiusta ferocia della guerra con i suoi bombardamenti e la distruzione che hanno seminato.

Questo posto sembra aver voltato pagina ed aver perdonato, sembra aver trovato una sua armonia e un suo modo d’essere come solo la Natura sa fare. 

E al mio arrivo sono stato accolto in questa atmosfera in cui muoversi con amorevole rispetto.

Ogni albero, ogni pietra, ogni distesa erbosa sembra essere in pace con sé stessa e insegnare la perfezione di tutto ciò che è, senza maschere, senza inutili giochi di apparenze.

Penso che ogni nostro paesaggio, ogni nostro bosco, tutto il nostro patrimonio naturale, abbiano lo straordinario potere di ricondurci a noi stessi. Ci accompagnano per mano e noi stupidamente spesso non cogliamo questo invito. 

Forse perché non vogliamo sentirci delle nullità. Abbiamo bisogno di persone che ci diano importanza, di cose (un mucchio di cose) che ci diano l’illusione del valore e del valere. Abbiamo bisogno di voci, rumori, presenze che oscurino quanto più possibile la nostra fragilità e la nostra ingiustificata difficoltà nel riconoscerci esseri perfetti. 

Abbiamo bisogno di affermare a noi stessi e agli altri i nostri dolori e le nostre gioie, credendo che queste definiscano la nostra identità.

Nella Natura ritorniamo ad essere delle nullità, delle immense, infinite, straordinarie nullità. Torniamo ad essere né più né meno di ciò che siamo realmente. 

Siamo semplici, di una semplicità tale che non possiamo concepirla, con tutte quelle strutture così profonde e antiche che ci spingono costantemente ad essere QUALCOSA O QUALCUNO.

Nel bel mezzo della Natura cosa vuoi essere? Che tu sia famoso, povero, avvocato, operaio, cantautore… rimani comunque una nullità.

“La semplicità è quello stato in cui si torna ad essere il nulla”, dice uno degli autori che adoro. 

Forse tornare ad essere il nulla è iperbolico, ma per lo meno ci si può avvicinare.

Che sia a due passi da casa, o a chilometri e chilometri di distanza, instaurare una connessione e un contatto con l’ambiente ci riporta al nostro stato di esseri liberi e naturali, perché noi siamo figli di questa immensa Natura, non ne siamo estranei e non ne siamo padroni.

Il bellissimo posto di cui sto parlando, è a un’ora e mezza di camminata da casa mia. Non è lontano. Non è uno scenario estremo come può essere il deserto, le imponenti cascate del Niagara o le leggendarie distese montuose norvegesi, tutti posti meravigliosi che meritano contemplazione, ben si intenda.

Quando non ci si basa più sulla semplice vista, ma si cerca lo scambio profondo con ciò che ci circonda, accade che ci apriamo al naturale fluire di ciò che siamo, al naturale scorrere di ogni nostra esperienza e della sua perfezione, quand’anche dolorosa.

Riscopriamo una pace naturale, originaria.

Quando ci troviamo nel mezzo della Natura, lei entra in noi e noi in lei, nel modo più naturale che esista.

Ogni albero, montagna, nuvola, animale… vive in me, ed io in loro.

Ed è qualcosa che ti fa rinascere dentro… il sentirti parte di un organismo vivente immenso che non ha bisogno di affermare la propria identità, non ha bisogno di trovare il suo stile, di essere adatto o non adatto. Semplicemente è. 

Seduto sotto la tettoia di quel rifugio, non ho respirato solo aria buona, ho respirato la libertà, quella vera, autentica. 

Per come vanno le cose nella nostra vita, ci è quasi impossibile conservare questo stato di benessere a lungo. Ma possiamo custodirlo nel nostro cuore e, non appena ci è possibile, possiamo rientrare in connessione con colei che lo ha generato.

Tutti possono godere di un bel paesaggio, di un posto meraviglioso, di un tramonto, di un’alba… è piuttosto facile dal momento che sono belli, piacevoli. 

Ma SENTIRLI, lasciarli entrare dentro di sé, è tutt’altra cosa.

Chi guarda, chi osserva, col tempo facilmente finisce per cercare sempre qualcosa di più bello, di più particolare…di più. E non è un male, ci mancherebbe. 

Se però c’è contemplazione e contatto, ogni cosa vista non lascerà mai indifferente, perché si è in relazione con un’energia vitale, vibrante. E a questo punto si può cercare comunque il “di più”, con la consapevolezza che non è tanto una questione di più bello o di più entusiasmante, ma di vivere un’esperienza nuova, diversa.

Per ora non ho avuto modo di viaggiare molto, non ho visitato luoghi e paesaggi mozzafiato… spero, mi auguro, di poterlo fare sempre di più in futuro. 
Ma, la cosa più importante, è che lo possa fare con lo stesso spirito con cui contemplo i piccoli e timidi paesaggi che mi circondano e che, nonostante li abbia sotto gli occhi da praticamente tutta la vita, non smettono mai di essere parte di me e di regalarmi sempre sensazioni nuove.

Grazie rifugio Giâf, al nostro prossimo incontro 🙂

Un caro saluto, Daniele T.

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