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Tutto ciò che riguarda la mente e la spiritualità dell’individuo, la crescita personale, la cura della propria intimità nelle sue varie declinazioni: culturale, umana (nel senso di “sentimento umano” verso sè stessi e gli altri), sociale ecc.

Aiutare gli altri è un’arte, NON aiutarli… pure!

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Immagine da repertorio Google Images

Mettiamola così:
Ognuno ha il diritto di essere consapevole di tutto ciò che riguarda gli aspetti della sua vita, ma ha anche il diritto di NON esserlo.
Ognuno decide, anche nell’inconsapevolezza, come gestire tali aspetti.
Questo diritto sacrosanto genera delle implicazioni per il soggetto stesso ma anche per chi è esterno alla sua vita.
Chi è in possesso di informazioni, anche se certe, o chi ha il dono di poterle “cogliere” da fonti diciamo… non convenzionali, non è in pieno diritto di entrare a gamba tesa nella vita altrui e di forzarne le decisioni, anche se da quel punto di vista sembra la scelta migliore.
Ogni persona ha un cammino da compiere e dei muri da abbattere, e spesso abbatterli può essere doloroso ma necessario.
Agli occhi di chi osserva da fuori può sembrare un atto caritatevole cercare di convincere, di influenzare, di svelare, di informare le persone… spesso però non è così.
Al di là del sostegno, della vicinanza, del supporto… che sono atti amorevoli e rispettosi, ogni altro tipo di forzatura, sebbene in buona fede, è un varcare il confine e invadere uno spazio che non è il nostro.

Chiediamoci sempre quali sono le nostre reali intenzioni nel voler intervenire nella sfera personale (quindi mentale, energetica ecc) delle persone. Lo facciamo in modo del tutto disinteressato? Lo facciamo perché eleviamo il nostro punto di vista e le informazioni che abbiamo a verità assoluta? Lo facciamo per dimostrarci potenti, per avere riconoscimento?

Ma soprattutto… è opportuno il nostro intervento? è consono? è congruente con il cammino che la persona sta portando avanti?

Avere il dono di essere sensibili e, in certi casi, di “cogliere” informazioni nascoste, non ci rende automaticamente in grado di affrontare queste considerazioni con distacco e neutralità. Purtroppo questo aspetto non dipende da ciò che siamo in grado di cogliere a livello sottile, ma dipende dall’apertura del cuore. Due funzioni che in alcuni casi possono essere addirittura inversamente proporzionali.
Questa apertura permette di entrare in sintonia con chi abbiamo di fronte, di amarlo e riconoscerlo come Essere in cammino, e quindi di rispettarlo. A questo punto si sarà veramente in grado di percepire se possiamo fare qualcosa, se possiamo almeno provarci, e come. Ricordandoci sempre e comunque che aiutare è aiutarSI, che sostenere è sostenerSI, che accompagnare è accompagnarSI. Nulla è a senso unico ma è disposto in modo che ci sia uno scambio reciproco. Non spogliamoci MAI di questa umile consapevolezza.

Ognuno intenda ciò che può e vuol intendere 😊

Un caro saluto,
Daniele T. 

 

La copia o la citazione di questo scritto sono consentite con citazione della fonte senza modifiche alcune. Testo a cura di (c) Daniele T. Percorsi Di Luce; immagine da repertorio Google Images.

Il potere evolutivo delle nostre relazioni 

Foto di (c) Daniele T. – Percorsi Di Luce

Non ci sono mezze misure per dire certe cose, anche se questo vuol dire renderle poco appetibili o farle sembrare pazze.

Quindi, nel modo più semplice possibile: 

Ogni incontro nella nostra vita, banale o complesso, piacevole o spiacevole, è stato “organizzato” molto prima della sua realizzazione sul piano fisico. 

Ed è stato organizzato da noi, per noi, ma non unilateralmente. Due energie hanno deciso di incontrarsi perché ognuna di esse trae un beneficio da questo incontro. Un beneficio che potrebbe essere molto distante dall’idea che abbiamo di esso. Non sempre questo beneficio passa attraverso vissuti piacevoli. 

Che sia per imparare una lezione, che sia per far venir fuori una parte di noi o per acquisire una consapevolezza di cui siamo sprovvisti e altro ancora, tutte le persone con cui condividiamo frammenti della nostra vita le abbiamo evocate, ed esse hanno risposto al nostro richiamo come noi abbiamo risposto al loro. 

Se non siamo in grado di accedere a quelle parti di noi che hanno voluto quegli incontri, se non vogliamo aprire porte di stanze scomode, allora non avremo mai la possibilità di liberare il vero potenziale di ciò che siamo. 

E tutto continuerà a ripetersi perché ciò che non si risolve… ritorna. 

Vi accorgerete della natura delle vostre relazioni anche da questo… quelle che nascono per adempiere a uno scopo (per lo più evolutivo), si sciolgono in maniera spontanea non appena questo è stato integrato. 

Ma quelle con cui siete destinati a intraprendere un profondo scambio, resteranno attive anche dopo… e riconoscerle non è poi così difficile… 

Ciò che può semplificare e spesso rendere meno doloroso questo processo, è il semplice imparare ad essere prontamente consapevoli delle relazioni che si manifestano nella nostra vita… imparare ad ascoltarsi e soprattutto essere aperti e sinceri con sé stessi… tutto il resto viene di conseguenza. 

Come sempre l’importante è aprirsi, SENTIRE la natura energetica delle cose… PERCEPIRE…

Buona serata 😊

Daniele T. 

Foto e testo di Daniele Tosoni (Percorsi Di Luce). Copia, anche parziale, con citazione esplicita della fonte e senza modifiche alcune.

Cuori da restaurare…

Non sempre è facile ricostruire, ristrutturare…si considera se ne vale la pena,

quanto può costare,

se ci sono altre prospettive da valutare.

Se ci sono più buone ragioni per restare

o lasciare.

Quanto, cosa e come 

si vuole investire.

E che considerazioni si fanno
per il restauro

di un cuore spezzato?

Buon cammino 😊

Daniele T.

Testo e foto di (c) Daniele T. Percorsi Di Luce.

L’attimo che aspetto (i luoghi hanno un’ “anima”)

S. Francesco, Val d’Arzino, F.V.G. Foto (c) Daniele T.
È l’attimo in cui il sole tinge d’oro le cime dei monti quello che aspetto più di ogni altro.

È una luce che non crea bellezza ma la esalta.

In quel momento anche il mio spirito diventa dorato e risplende con loro.

Perché non c’è un dentro ed un fuori, ma c’è uno spazio aperto e selvaggio, esterno a ogni nostra concezione, che accomuna e unifica tutto ciò che è.

Penso sia per questo che non possa esserci nulla, là fuori, che nel manifestarsi non riguardi ognuno di noi.

Luci, ombre, tempeste, albe, tramonti, paesaggi, calamità… siamo ognuna di queste e altre cose che vediamo succedersi nel palcoscenico di questa grande Madre, ma con modalità di espressione diverse.

E osservarle, contemplarle, è come specchiarsi e guardare in faccia il PROPRIO dolore, la propria rabbia, la propria bellezza, la propria unicità.

È l’attimo in cui il sole tinge d’oro le cime dei monti quello che aspetto più di ogni altro.

Splendere in buona compagnia è un valore aggiunto.

Daniele T. 🙏🏻😊

Foto e testo di (c) Daniele T. , Percorsi Di Luce.

Natura, ricordami che SempliceMente Sono

Il rifugio Giâf e il paesaggio circostante.

Hanno proprio ragione a dire che tutto ciò che ci può far stare e sentire bene è “a portata di mano”, nella NOSTRA mano, cioè in noi stessi. 
In questo caso però, ci accosterei l’espressione “a portata di Natura”.

Me ne sto rendendo conto sempre di più, di quanto il legame con la nostra Terra sia vitale, imprescindibile, sacro.

Per me che ho avuto la fortuna di vivere in un paesino friulano immerso nelle prealpi giulie, circondato da boschi, corsi d’acqua, vallate…questa percezione è stata sempre automatica. 

Da piccolo mi sembrava che tutto il mondo dovesse essere così, e vedere città con fitte reti di strade e distese di palazzi ovunque era come muovere i primi passi su un altro pianeta. Ma é normale, fa parte dell’essere bambini il concepire il mondo intero in base al piccolo, piccolissimo mondo in cui si vive e si comincia a crescere.

Il tempo mi ha insegnato a ringraziare per avere avuto questa fortuna. 

Ora le cose non sono cambiate, o meglio si sono evolute più profondamente e man mano che la vita va avanti, che porto avanti i miei percorsi, la mia crescita, riscopro sempre qualcosa di nuovo e di più intimo quando entro a contatto con paesaggi e luoghi ancora rimasti pregni di quell’energia integra, selvaggia ma amabile. 

Nella foto di apertura dell’articolo, potete osservare il luogo dove sono andato nella mia ultima, breve uscita una settimana fa. 

È il rifugio Giâf sul monte Giâf, un piccolo rifugio-baita, unica struttura sopravvissuta e fruibile da coloro, ormai pochissimi, che sporadicamente intraprendono la salita partendo dal versante di San Francesco (dove vivo) o da quello di Tramonti-San Vincenzo.

La giornata è stata ideale… limpida, pulita, fredda ma soleggiata.

Sono uscito di casa con mio cugino e il suo giovane cane, simpaticissimo. 

Ci siamo avviati alla mulettiera per cominciare la salita, lui con passo regolare e sicuro, io con passo stanco e una buona dose di affanno!

Nonostante la mia pessima performance fisica, ho continuato la salita per essere ripagato al mio arrivo. 

Durante la scarpinata, alcuni scorci panoramici di San Francesco visto dall’alto mi hanno distratto, mentre il cammino era alternato da fredde zone di ombra e miti passaggi in cui il sole accarezzava dolcemente il mio viso scaldandomi tutto il corpo.

Il momento che aspettavo però era l’arrivo al rifugio. 

Ad un certo punto, in una delle mie innumerevoli soste, ho notato un cambio di sottobosco, di fogliame, che ormai conosco molto bene… quasi tutto il tragitto è caratterizzato da pinete mentre in prossimità dell’arrivo il bosco cambia per lasciar posto agli autorevoli faggi. 

È il segnale certo della vicinanza al rifugio.

Ed ecco, comincio ad intravederlo sempre di più tra gli alberi finché non si svela completamente alla mia vista. 

Mio cugino, arrivato prima di me, già seduto sotto la tettoia esterna a farsi scaldare dal sole.

La prima sensazione che ho avuto al rifugio è stata di desolazione…ma era una desolazione serena, perfetta.

Una volta seduto a mia volta… ecco che è cominciata la contemplazione di tutto ciò che mi circondava… un cielo di un azzurro così vivo, brillante. Un silenzio totale, penetrante. Il sole caldo, generoso di tepore e di forza vitale. Un paesaggio che sembra quasi eterno, immutabile. Non sembra quasi possibile che un tempo in questo posto ci siano state stalle, casolari, che sia stato lo scenario di vite vissute a lavorare e dedicarsi instancabilmente alla sussistenza delle famiglie grazie al pascolo del bestiame. 

Non sembra possibile che anche questo posto abbia conosciuto l’ingiusta ferocia della guerra con i suoi bombardamenti e la distruzione che hanno seminato.

Questo posto sembra aver voltato pagina ed aver perdonato, sembra aver trovato una sua armonia e un suo modo d’essere come solo la Natura sa fare. 

E al mio arrivo sono stato accolto in questa atmosfera in cui muoversi con amorevole rispetto.

Ogni albero, ogni pietra, ogni distesa erbosa sembra essere in pace con sé stessa e insegnare la perfezione di tutto ciò che è, senza maschere, senza inutili giochi di apparenze.

Penso che ogni nostro paesaggio, ogni nostro bosco, tutto il nostro patrimonio naturale, abbiano lo straordinario potere di ricondurci a noi stessi. Ci accompagnano per mano e noi stupidamente spesso non cogliamo questo invito. 

Forse perché non vogliamo sentirci delle nullità. Abbiamo bisogno di persone che ci diano importanza, di cose (un mucchio di cose) che ci diano l’illusione del valore e del valere. Abbiamo bisogno di voci, rumori, presenze che oscurino quanto più possibile la nostra fragilità e la nostra ingiustificata difficoltà nel riconoscerci esseri perfetti. 

Abbiamo bisogno di affermare a noi stessi e agli altri i nostri dolori e le nostre gioie, credendo che queste definiscano la nostra identità.

Nella Natura ritorniamo ad essere delle nullità, delle immense, infinite, straordinarie nullità. Torniamo ad essere né più né meno di ciò che siamo realmente. 

Siamo semplici, di una semplicità tale che non possiamo concepirla, con tutte quelle strutture così profonde e antiche che ci spingono costantemente ad essere QUALCOSA O QUALCUNO.

Nel bel mezzo della Natura cosa vuoi essere? Che tu sia famoso, povero, avvocato, operaio, cantautore… rimani comunque una nullità.

“La semplicità è quello stato in cui si torna ad essere il nulla”, dice uno degli autori che adoro. 

Forse tornare ad essere il nulla è iperbolico, ma per lo meno ci si può avvicinare.

Che sia a due passi da casa, o a chilometri e chilometri di distanza, instaurare una connessione e un contatto con l’ambiente ci riporta al nostro stato di esseri liberi e naturali, perché noi siamo figli di questa immensa Natura, non ne siamo estranei e non ne siamo padroni.

Il bellissimo posto di cui sto parlando, è a un’ora e mezza di camminata da casa mia. Non è lontano. Non è uno scenario estremo come può essere il deserto, le imponenti cascate del Niagara o le leggendarie distese montuose norvegesi, tutti posti meravigliosi che meritano contemplazione, ben si intenda.

Quando non ci si basa più sulla semplice vista, ma si cerca lo scambio profondo con ciò che ci circonda, accade che ci apriamo al naturale fluire di ciò che siamo, al naturale scorrere di ogni nostra esperienza e della sua perfezione, quand’anche dolorosa.

Riscopriamo una pace naturale, originaria.

Quando ci troviamo nel mezzo della Natura, lei entra in noi e noi in lei, nel modo più naturale che esista.

Ogni albero, montagna, nuvola, animale… vive in me, ed io in loro.

Ed è qualcosa che ti fa rinascere dentro… il sentirti parte di un organismo vivente immenso che non ha bisogno di affermare la propria identità, non ha bisogno di trovare il suo stile, di essere adatto o non adatto. Semplicemente è. 

Seduto sotto la tettoia di quel rifugio, non ho respirato solo aria buona, ho respirato la libertà, quella vera, autentica. 

Per come vanno le cose nella nostra vita, ci è quasi impossibile conservare questo stato di benessere a lungo. Ma possiamo custodirlo nel nostro cuore e, non appena ci è possibile, possiamo rientrare in connessione con colei che lo ha generato.

Tutti possono godere di un bel paesaggio, di un posto meraviglioso, di un tramonto, di un’alba… è piuttosto facile dal momento che sono belli, piacevoli. 

Ma SENTIRLI, lasciarli entrare dentro di sé, è tutt’altra cosa.

Chi guarda, chi osserva, col tempo facilmente finisce per cercare sempre qualcosa di più bello, di più particolare…di più. E non è un male, ci mancherebbe. 

Se però c’è contemplazione e contatto, ogni cosa vista non lascerà mai indifferente, perché si è in relazione con un’energia vitale, vibrante. E a questo punto si può cercare comunque il “di più”, con la consapevolezza che non è tanto una questione di più bello o di più entusiasmante, ma di vivere un’esperienza nuova, diversa.

Per ora non ho avuto modo di viaggiare molto, non ho visitato luoghi e paesaggi mozzafiato… spero, mi auguro, di poterlo fare sempre di più in futuro. 
Ma, la cosa più importante, è che lo possa fare con lo stesso spirito con cui contemplo i piccoli e timidi paesaggi che mi circondano e che, nonostante li abbia sotto gli occhi da praticamente tutta la vita, non smettono mai di essere parte di me e di regalarmi sempre sensazioni nuove.

Grazie rifugio Giâf, al nostro prossimo incontro 🙂

Un caro saluto, Daniele T.

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Luce…

Foto di (c) Percorsi Di Luce

Alla fine

prendo solo in giro me stesso

quando dubito di te. So benissimo che

ci sei sempre, luminosa e viva. Ma a volte

ho bisogno di credere che non sia così.

Ho bisogno di prendermela

con qualcuno o qualcosa che sembri oltre

la mia responsabilità.

In realtà… non ti perdo mai

e non ti ritrovo mai

veramente.

Perché sei sempre stata lì, lo sei e lo sarai.

E io sono un filtro chiaroscuro,

un portacandele

che disegna i tuoi riflessi

su infiniti scenari

di infinite vie.

Om gate gate paragate parasamgate bodhi swaha. Namasté ❤️

Daniele T. 😊

Foto e testo a cura di Daniele Tosoni.

Lavanda, la fresca carezza della purificazione e della consapevolezza 

Ho sempre adorato la Lavanda.

Con questa pianta ho sempre avuto una certa affinità sia per il suo aspetto sia per il suo magico odore.
L’ho coltivata nel mio giardino, la uso sotto forma di incenso, di olio essenziale e come ingrediente nelle mie tisane rilassanti.

Entrare in sintonia con le vibranti note olfattive e cromatiche di questa pianta è una esperienza totalizzante e vivificante.
Le sue proprietà sono ormai note tanto in ambito erboristico quanto in ambito esoterico e incidono su tutti i piani esistenziali: dal fisico-mentale (rilassante, calmante del sistema nervoso, delle emicranie, purificante e vitalizzante della pelle ecc), all’energetico-spirituale (purificazione energetica e stimolazione dei piani sottili).

La Lavanda per me è proprio una pianta magica… posso restare minuti e minuti a osservare il suo colore che ti avvolge, quel violetto penetrante e fresco, placido e amorevole. E il suo profumo vivo, accogliente, che accarezza l’anima e la rinfresca portando energia di rinnovamento.

È palese l’affinità di questa pianta con il centro energetico del Terzo Occhio…la pianta e il chakra sono in risonanza, hanno affinità vibrazionale. Hanno anche affinità cromatica e sappiamo bene che i colori altro non sono che frequenze.

La Lavanda è LA pianta della consapevolezza, proprio perché stimola l’attività del Terzo Occhio e quindi la nostra innata capacità di VEDERE OLTRE. Oltre il velo del tangibile, oltre ciò che appare in superficie, oltre a tutto ciò che uno si è costruito.
Le sue caratteristiche la rendono quindi affine anche al cristallo di Ametista. Il trio Terzo Occhio-Lavanda-Ametista è una combinazione sacra e di enorme risonanza.

È annoverata inoltre, nella tradizione esoterica e sciamanica, tra le piante dal potere purificante a livello vibrazionale.

Ci sono certi momenti…certi periodi…in cui il mio legame con la Lavanda si fa più forte e ne sento maggiormente il richiamo. Negli anni ho notato che questi periodi generalmente sono caratterizzati da un’energia piuttosto pesante e densa, caotica.

Da qualche settimana ho cominciato a farne un uso quasi giornaliero e questo mi ha portato ad analizzare questo momento, a mettermi in ascolto ed ascoltare cosa c’è “nell’aria”.
Questo è davvero un periodo pesante…denso e molto legato alla Terra e alle sue profondità.

I recenti terremoti hanno certamente appesantito questo momento ed è naturale. Ogni grande evento ha una grande risonanza, e se pensiamo a cosa simboleggia il terremoto nel mondo onirico possiamo intravedere una chiave di lettura di questo momento che io sento particolarmente e vedo nei miei sogni…l’inconscio si agita, grandi conflitti cozzano l’uno contro l’altro…la vera parte di noi spinge e cerca in ogni modo di farsi spazio…spinge, scalpita, frattura la nostra struttura mentale, i nostri schemi di credenze così radicati, i nostri rigidi preconcetti.

Questa parte reclama la sua voce, reclama amore, vuole liberarsi da tutto ciò che la soffoca. Quanto dolore abbiamo dentro, quanti carichi e fardelli irrisolti, spesso ignorati o sepolti credendo di averli superati.

Quante idee e convinzioni limitanti e così integrate nel nostro Io, che non vogliamo lasciare andare perché tengono in piedi parti di noi che non vogliamo far crollare.

Ci nascondiamo spesso dietro a percorsi pseudo spirituali, in un mondo fittizio fatto di luce e amore, di angeli, di carte…ma purtroppo spesso e volentieri si tratta solo di un appagamento mentale, senza alcuna trasformazione dell’essere…e così tutto si ripropone, tutto si rinnova in forme diverse. Il dolore, la tristezza, l’infelicità…

Questo è il terremoto che accade dentro di noi.

Ma questa energia così densa e profonda ha riflessi dorati. In tutto questo terremoto energetico dentro e fuori di noi, c’è una fievole luce dorata. È la luce che fa da ponte tra la materia e lo spirito, la luce del Sole, del Plesso Solare. È la luce della volontà e il suo messaggio è chiaro: è ora di mettere la nostra volontà al servizio di ciò che è superiore, al servizio di ciò che il nostro IO SUPERIORE desidera veramente. È ora di dare un senso più alto a ciò che viviamo e a ciò che ci circonda, non con l’illusione di un percorso spirituale fittizio, ma con la vera luce della consapevolezza.
Per approfondire questo aspetto di cui ho già parlato, cliccate QUI.

Eccoci quindi nuovamente al punto centrale: la consapevolezza. La suprema chiave.

Ecco che la penetrante frequenza della Lavanda ci viene in aiuto. Abbiamo bisogno di purificare e al tempo stesso di rilassarci e di renderci partecipi del flusso esistenziale.

Possiamo bruciare della Lavanda secca e usarla come incenso per purificare la nostra energia, la nostra aura e gli ambienti in cui viviamo. Mentre il fumo delicato e speziato della Lavanda ci avvolge, immaginiamo di essere immersi in un mare violetto…questo colore ci avvolge e ci attraversa. Sulla fronte sentiamo una sensazione di freschezza, come un leggero soffio che ci sfiora.

Per un effetto più intenso e più rilassante possiamo usare l’olio essenziale. Possiamo metterne una goccia sui polsi, sfregandoli uno contro l’altro per poi accarezzare l’aura con movimenti delicati e circolari dalla testa ai piedi, respirandone profondamente l’odore. In alternativa riponendo qualche goccia di O.E. in un brucia essenze per far espandere la fragranza in tutta la casa.

Se ne sentite la necessità fatelo ogni giorno: vi purificherete e amplierete la capacità di essere ricettivi alle nuove consapevolezze che siete chiamati ad acquisire.

Sperando di avervi trasmesso un messaggio utile, vi abbraccio e vi saluto calorosamente 🙂

Daniele 
Articolo e video a cura di Percorsi Di Luce (Daniele Tosoni).

La copia e la riproduzione sono consentite esclusivamente con citazione esplicita della fonte.