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BIOTOPO DELL’ACQUA CADUTA: UN PICCOLO “TESORO VERDE” A CIMANO DI S.DANIELE DEL FRIULI

Me lo ripeto sempre più spesso e sempre più spesso ne ho conferma: non conosciamo a sufficienza il nostro territorio e lo sottovalutiamo parecchio dal punto di vista naturalistico e paesaggistico.

Presi dalla folle corsa all’andare “fuori”, al cercare il luogo più bello da esplorare, ci dimentichiamo dell’ambiente che circonda, dandolo per scontato o credendo che non abbia nulla da offrire.

Ma sono credenze che possono essere smentite in un lampo, per casualità o per scelta… basta percorrere un sentiero a cui non abbiamo mai rivolto la nostra attenzione, addentrarsi in un angolo apparentemente insignificante, ed ecco che può svelarsi ai  nostro occhi uno scorcio, un paesaggio, un piccolo tesoro naturale.

Tutto ciò mi è successo più di una volta, ma in questo articolo vi parlerò del Biotopo dell’Acqua Caduta, situato a Cimano (comune di San Daniele del Friuli, UD).

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Uno degli scivoli d’acqua presenti nel sito.
Di cosa si tratta?

Si tratta di un sito naturalistico unico nel suo genere, caratterizzato da un corso d’acqua che ha originato cascate e scivoli d’acqua nel bel mezzo di un’incantevole radura boschiva.

Così è descritto in modo più competente e tecnico dal cartellone che fa da ingresso al sito:

Il rio, che nasce su un rilievo ad ovest di Susans, dopo un breve percorso tortuoso all’altezza della confluenza con il Rio della Palude, precipita di parecchi metri nella forra nel conglomerato miocenico. Questo monumento naturale dovrebbe essere tutelato sia per motivi geologici (è l’UNICA CASCATA ATTIVA NELL’ANFITEATRO MORENICO), che per i suoi caratteri naturalistici. Dopo il salto, il rio si dirige verso nord-ovest.

Come si presenta ai nostri occhi questo tesoro verde, e che caratteristiche lo delineano?

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Avete mai visto quei documentari sulla foresta amazzonica o sulle foreste tropicali, dove tutto d’un tratto si sbuca in una splendida cascatella circondata dal verde? Ecco, è proprio simile a una di queste, tutto il contesto lo è. L’ambiente ha un’energia selvaggia, pura… il verde della vegetazione sembra avvolgere amorevolmente il rio e le cascate come a volerle nascondere… il silenzio è rotto solo dal canto delle numerose specie di volatili che si accompagna al fresco e rasserenante rumoreggiare del corso d’acqua.
Nel sottobosco, numerose specie floreali accolgono chi si addentra in questo angolo incantato, tra cui una varietà di Orchidea selvatica non rarissima ma comunque difficile da incontrare.
L’acqua è verde opaca, e la sua superficie crea dei bellissimi giochi di riflessi con i colori della vegetazione, del cielo e delle rocce circostanti. Di tanto in tanto, se si fa attenzione, si può scorgere qualche piccolo pesce.

Anche le caratteristiche del terreno e del microclima hanno il sentore di foresta tropicale… la zona è paludosa, satura di umidità, ma inaspettatamente fresca. Vi dirò di più… noterete un sostanziale e repentino cambio di atmosfera tra il percorso per arrivare sul posto e l’arrivo nelle sue immediate vicinanze. Come dicevo, tutta la zona è paludosa e satura di umidità, che nella stagione calda accentua la sensazione di calore e di affanno. Ebbene, in stretta prossimità alle cascate, sentirete all’improvviso un’ondata di fresco assolutamente piacevole.

Anche gli aspetti floristici e faunistici di questo luogo sono peculiari:

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Orchidea Selvatica

Nella zona è stato trovato un sistema di tane di Tasso ed è stata segnalata la nidificazione del Merlo Acquaiolo.

Sono presenti, in sponda sinistra boschi igrofili (N.d.A: igrofilo = vegetale o animale che predilige come habitat ambienti umidi) di Pioppo Nero, Salice e Ontano Nero; sulla destra un querco-carpineto tipico. Al Carpino Bianco ed alla Farnia, si accompagnano il Ciliegio selvatico, l’Acero Campestre, l’Acero di monte, l’Orniello, il Tiglio Selvatico ed il Frassino.

Come si può raggiungere questo sito naturale? Ci sono aspetti particolari di cui tener conto?

Raggiungere il posto non è, in fin dei conti, complicato. Il problema (che è al tempo stesso un aspetto positivo) è che il sito è davvero poco conosciuto, e quindi poco segnalato su tutti i fronti: sia a livello di segnaletica stradale, sia a livello informativo sulla rete e persino sull’unico cartello che si trova (anche se è facile non trovarlo :’) ) in prossimità di uno dei punti di accesso.

Ma ora cerco di indicarvi in modo dettagliato come poterci arrivare. I punti di accesso principali sono, a quanto pare, due:

  • arrivando dal lungo ponte di Cornino, al bivio svoltare a destra in direzione San Daniele. Percorre la salita e proseguite lentamente finché sulla destra non notate la chiesetta bianca. Immediatamente dopo la chiesetta sempre sulla destra c’è una strada che conduce al cimitero. Percorretela fino all’arrivo allo stesso. Parcheggiate nel piazzale e imboccate a piedi la strada sterrata che si addentra nel bosco. I primi sentierini secondari che trovate sulla destra e che si addentrano ulteriormente nel bosco vi condurranno al Biotopo. Se arrivate da San Daniele, fate riferimento sempre alla chiesetta bianca, la stradina che porta al cimitero sarà in questo caso immediatamente precedente alla chiesetta e sulla vostra sinistra.
  • il secondo punto di accesso si trova praticamente nella fermata del bus. Arrivando dal ponte di Cornino, al bivio svoltate sempre a destra in direzione San Daniele, procedete lentamente e guardate attentamente alla vostra destra. In prossimità della SECONDA stradina che si addentra a destra, noterete la fermata del Bus e lì c’è il famoso cartello di benvenuto e il sentierino di accesso. Arrivando da San Daniele, Superate il centro abitato fino, procedete lentamente e superate la grande curva a sinistra. Superata quest’ultima, in prossimità della prima stradina che si addentra a sinistra noterete la fermata del bus e quindi il punto di accesso.

A cosa fare attenzione:

  • alle indicazioni poco chiare e quasi assenti
  • ai sentieri poco curati, puliti
  • alla discontinuità del terreno che rende il sentiero non perfettamente agibile, soprattutto quello dalla parte del cimitero
  • alla ripidità e alla scivolosità dovuta al terreno argilloso e umido
  • nella stagione calda, alle zanzare, vi assicuro che gli sciami già consueti sono nulla in confronto

E infine…

ATTENZIONE A RISPETTARE L’AMBIENTE! SIATE DISCRETI, DELICATI E PULITI!

Sperando di avervi fatto conoscere un posto inaspettatamente a portata di mano, vi auguro di poterci andare e di poter godere della sua bellezza semplice ma unica!

Volevo aggiungere un video per rendere meglio l’idea di quanto sia meraviglioso questo posto e trasmettervene l’energia, e anche per farvi vedere più cose, ma ho appena scoperto che con il mio profilo base wordpress non mi permette di caricare video! Così vi rimando al video che ho caricato su instagram, cliccate QUI.

Vi saluto calorosamente,

Daniele T. 🙂

Tutte le foto e il testo (ad eccezione delle citazioni) sono a cura di Daniele T. La riproduzione e/o la citazione anche parziale del testo è consentita con citazione esplicita della fonte e senza modifica alcuna.

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L’attimo che aspetto (i luoghi hanno un’ “anima”)

S. Francesco, Val d’Arzino, F.V.G. Foto (c) Daniele T.
È l’attimo in cui il sole tinge d’oro le cime dei monti quello che aspetto più di ogni altro.

È una luce che non crea bellezza ma la esalta.

In quel momento anche il mio spirito diventa dorato e risplende con loro.

Perché non c’è un dentro ed un fuori, ma c’è uno spazio aperto e selvaggio, esterno a ogni nostra concezione, che accomuna e unifica tutto ciò che è.

Penso sia per questo che non possa esserci nulla, là fuori, che nel manifestarsi non riguardi ognuno di noi.

Luci, ombre, tempeste, albe, tramonti, paesaggi, calamità… siamo ognuna di queste e altre cose che vediamo succedersi nel palcoscenico di questa grande Madre, ma con modalità di espressione diverse.

E osservarle, contemplarle, è come specchiarsi e guardare in faccia il PROPRIO dolore, la propria rabbia, la propria bellezza, la propria unicità.

È l’attimo in cui il sole tinge d’oro le cime dei monti quello che aspetto più di ogni altro.

Splendere in buona compagnia è un valore aggiunto.

Daniele T. 🙏🏻😊

Foto e testo di (c) Daniele T. , Percorsi Di Luce.

Natura, ricordami che SempliceMente Sono

Il rifugio Giâf e il paesaggio circostante.

Hanno proprio ragione a dire che tutto ciò che ci può far stare e sentire bene è “a portata di mano”, nella NOSTRA mano, cioè in noi stessi. 
In questo caso però, ci accosterei l’espressione “a portata di Natura”.

Me ne sto rendendo conto sempre di più, di quanto il legame con la nostra Terra sia vitale, imprescindibile, sacro.

Per me che ho avuto la fortuna di vivere in un paesino friulano immerso nelle prealpi giulie, circondato da boschi, corsi d’acqua, vallate…questa percezione è stata sempre automatica. 

Da piccolo mi sembrava che tutto il mondo dovesse essere così, e vedere città con fitte reti di strade e distese di palazzi ovunque era come muovere i primi passi su un altro pianeta. Ma é normale, fa parte dell’essere bambini il concepire il mondo intero in base al piccolo, piccolissimo mondo in cui si vive e si comincia a crescere.

Il tempo mi ha insegnato a ringraziare per avere avuto questa fortuna. 

Ora le cose non sono cambiate, o meglio si sono evolute più profondamente e man mano che la vita va avanti, che porto avanti i miei percorsi, la mia crescita, riscopro sempre qualcosa di nuovo e di più intimo quando entro a contatto con paesaggi e luoghi ancora rimasti pregni di quell’energia integra, selvaggia ma amabile. 

Nella foto di apertura dell’articolo, potete osservare il luogo dove sono andato nella mia ultima, breve uscita una settimana fa. 

È il rifugio Giâf sul monte Giâf, un piccolo rifugio-baita, unica struttura sopravvissuta e fruibile da coloro, ormai pochissimi, che sporadicamente intraprendono la salita partendo dal versante di San Francesco (dove vivo) o da quello di Tramonti-San Vincenzo.

La giornata è stata ideale… limpida, pulita, fredda ma soleggiata.

Sono uscito di casa con mio cugino e il suo giovane cane, simpaticissimo. 

Ci siamo avviati alla mulettiera per cominciare la salita, lui con passo regolare e sicuro, io con passo stanco e una buona dose di affanno!

Nonostante la mia pessima performance fisica, ho continuato la salita per essere ripagato al mio arrivo. 

Durante la scarpinata, alcuni scorci panoramici di San Francesco visto dall’alto mi hanno distratto, mentre il cammino era alternato da fredde zone di ombra e miti passaggi in cui il sole accarezzava dolcemente il mio viso scaldandomi tutto il corpo.

Il momento che aspettavo però era l’arrivo al rifugio. 

Ad un certo punto, in una delle mie innumerevoli soste, ho notato un cambio di sottobosco, di fogliame, che ormai conosco molto bene… quasi tutto il tragitto è caratterizzato da pinete mentre in prossimità dell’arrivo il bosco cambia per lasciar posto agli autorevoli faggi. 

È il segnale certo della vicinanza al rifugio.

Ed ecco, comincio ad intravederlo sempre di più tra gli alberi finché non si svela completamente alla mia vista. 

Mio cugino, arrivato prima di me, già seduto sotto la tettoia esterna a farsi scaldare dal sole.

La prima sensazione che ho avuto al rifugio è stata di desolazione…ma era una desolazione serena, perfetta.

Una volta seduto a mia volta… ecco che è cominciata la contemplazione di tutto ciò che mi circondava… un cielo di un azzurro così vivo, brillante. Un silenzio totale, penetrante. Il sole caldo, generoso di tepore e di forza vitale. Un paesaggio che sembra quasi eterno, immutabile. Non sembra quasi possibile che un tempo in questo posto ci siano state stalle, casolari, che sia stato lo scenario di vite vissute a lavorare e dedicarsi instancabilmente alla sussistenza delle famiglie grazie al pascolo del bestiame. 

Non sembra possibile che anche questo posto abbia conosciuto l’ingiusta ferocia della guerra con i suoi bombardamenti e la distruzione che hanno seminato.

Questo posto sembra aver voltato pagina ed aver perdonato, sembra aver trovato una sua armonia e un suo modo d’essere come solo la Natura sa fare. 

E al mio arrivo sono stato accolto in questa atmosfera in cui muoversi con amorevole rispetto.

Ogni albero, ogni pietra, ogni distesa erbosa sembra essere in pace con sé stessa e insegnare la perfezione di tutto ciò che è, senza maschere, senza inutili giochi di apparenze.

Penso che ogni nostro paesaggio, ogni nostro bosco, tutto il nostro patrimonio naturale, abbiano lo straordinario potere di ricondurci a noi stessi. Ci accompagnano per mano e noi stupidamente spesso non cogliamo questo invito. 

Forse perché non vogliamo sentirci delle nullità. Abbiamo bisogno di persone che ci diano importanza, di cose (un mucchio di cose) che ci diano l’illusione del valore e del valere. Abbiamo bisogno di voci, rumori, presenze che oscurino quanto più possibile la nostra fragilità e la nostra ingiustificata difficoltà nel riconoscerci esseri perfetti. 

Abbiamo bisogno di affermare a noi stessi e agli altri i nostri dolori e le nostre gioie, credendo che queste definiscano la nostra identità.

Nella Natura ritorniamo ad essere delle nullità, delle immense, infinite, straordinarie nullità. Torniamo ad essere né più né meno di ciò che siamo realmente. 

Siamo semplici, di una semplicità tale che non possiamo concepirla, con tutte quelle strutture così profonde e antiche che ci spingono costantemente ad essere QUALCOSA O QUALCUNO.

Nel bel mezzo della Natura cosa vuoi essere? Che tu sia famoso, povero, avvocato, operaio, cantautore… rimani comunque una nullità.

“La semplicità è quello stato in cui si torna ad essere il nulla”, dice uno degli autori che adoro. 

Forse tornare ad essere il nulla è iperbolico, ma per lo meno ci si può avvicinare.

Che sia a due passi da casa, o a chilometri e chilometri di distanza, instaurare una connessione e un contatto con l’ambiente ci riporta al nostro stato di esseri liberi e naturali, perché noi siamo figli di questa immensa Natura, non ne siamo estranei e non ne siamo padroni.

Il bellissimo posto di cui sto parlando, è a un’ora e mezza di camminata da casa mia. Non è lontano. Non è uno scenario estremo come può essere il deserto, le imponenti cascate del Niagara o le leggendarie distese montuose norvegesi, tutti posti meravigliosi che meritano contemplazione, ben si intenda.

Quando non ci si basa più sulla semplice vista, ma si cerca lo scambio profondo con ciò che ci circonda, accade che ci apriamo al naturale fluire di ciò che siamo, al naturale scorrere di ogni nostra esperienza e della sua perfezione, quand’anche dolorosa.

Riscopriamo una pace naturale, originaria.

Quando ci troviamo nel mezzo della Natura, lei entra in noi e noi in lei, nel modo più naturale che esista.

Ogni albero, montagna, nuvola, animale… vive in me, ed io in loro.

Ed è qualcosa che ti fa rinascere dentro… il sentirti parte di un organismo vivente immenso che non ha bisogno di affermare la propria identità, non ha bisogno di trovare il suo stile, di essere adatto o non adatto. Semplicemente è. 

Seduto sotto la tettoia di quel rifugio, non ho respirato solo aria buona, ho respirato la libertà, quella vera, autentica. 

Per come vanno le cose nella nostra vita, ci è quasi impossibile conservare questo stato di benessere a lungo. Ma possiamo custodirlo nel nostro cuore e, non appena ci è possibile, possiamo rientrare in connessione con colei che lo ha generato.

Tutti possono godere di un bel paesaggio, di un posto meraviglioso, di un tramonto, di un’alba… è piuttosto facile dal momento che sono belli, piacevoli. 

Ma SENTIRLI, lasciarli entrare dentro di sé, è tutt’altra cosa.

Chi guarda, chi osserva, col tempo facilmente finisce per cercare sempre qualcosa di più bello, di più particolare…di più. E non è un male, ci mancherebbe. 

Se però c’è contemplazione e contatto, ogni cosa vista non lascerà mai indifferente, perché si è in relazione con un’energia vitale, vibrante. E a questo punto si può cercare comunque il “di più”, con la consapevolezza che non è tanto una questione di più bello o di più entusiasmante, ma di vivere un’esperienza nuova, diversa.

Per ora non ho avuto modo di viaggiare molto, non ho visitato luoghi e paesaggi mozzafiato… spero, mi auguro, di poterlo fare sempre di più in futuro. 
Ma, la cosa più importante, è che lo possa fare con lo stesso spirito con cui contemplo i piccoli e timidi paesaggi che mi circondano e che, nonostante li abbia sotto gli occhi da praticamente tutta la vita, non smettono mai di essere parte di me e di regalarmi sempre sensazioni nuove.

Grazie rifugio Giâf, al nostro prossimo incontro 🙂

Un caro saluto, Daniele T.

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Raccogliere e conservare le erbe aromatiche prima dell’inverno

Foto di (c) Percorsi Di Luce

Oggi ho approfittato della bellissima giornata per raccogliere le ultime erbe aromatiche prima che entrino in letargo e si secchino perdendo le parti aeree.

Sarebbe un peccato che andassero sprecate perché sono sempre utili, a maggior ragione in inverno dove non si può coglierle dalla pianta fresca.

In particolare ho raccolto tantissima Salvia e qualche rametto di Rosmarino.

Ci sono più modi per cogliere e conservare le aromatiche, ad esempio l’essicazione e il congelamento.

Si sceglie tra questi metodi in base alla comodità d’uso ma anche in base al tipo di pianta poiché ognuna è più adatta ad un metodo piuttosto che all’altro.

Per quanto riguarda la mia Salvia, preferisco congelarla: nell’essicazione infatti il suo aroma si perde parzialmente e si modifica, ne consegue che l’aroma finale sarà diverso da quello della salvia fresca.

Si raccolgono quindi i rametti e le foglie ancora in buono stato, le si seleziona ulteriormente in modo da eliminare delle impurità. Si tagliano i gambi e i rametti in eccesso. Dopodiché si procede ad un lavaggio rapido delle foglie. Un lavaggio prolungato facilita la perdita dell’aroma e dei principi attivi. A questo punto si asciugano le parti con un canovaccio o con l’asciugatore per verdure. Si ripone il tutto in sacchetti da freezer e si congela. La Salvia o l’erba raccolta manterrà il suo aroma e sarà utilizzabile in ogni momento anche senza lasciarla scongelare.

Per il Rosmarino invece (ma tendenzialmente anche per Origano, Timo ecc) scelgo l’essicazione. La raccolta della pianta è uguale fino alla pulitura e alla selezione manuale, le parti selezionate ovviamente non verranno lavate poiché andranno stese su un piano orizzontale ricoperto con dei fogli di giornale o con un canovaccio. Meglio scegliere un posto caldo con poca umidità ma va sempre evitata l’esposizione diretta alla luce solare e a fonti di calore. L’essicazione infatti dovrebbe essere lenta e graduale.

Quando le piante sono completamente secche si possono riporre in sacchetti di carta e chiuse a loro volta in barattoli ermetici.

Inoltre si possono ridurre in polvere o in scaglie con un tritatutto.
Anche per la raccolta possono esserci dei suggerimenti:

Meglio raccogliere le parti aeree quando la luna è vecchia, poiché la linfa si concentra verso le radici e verso il basso e quindi la pianta soffre di meno, ma perde leggermente di intensità negli aromi.

Viceversa se si coglie le parti in giovane di luna, la linfa tende a salire verso l’alto e quindi gli aromi saranno lievemente più intensi ma la pianta soffre maggiormente.

Ora però siamo in autunno e le piante sono entrate in fase di passività e le foglie sono già in fase di distacco.
E voi raccogliete le piante aromatiche? Avete qualche metodo particolare?

Vi saluto calorosamente 😀

Daniele T.

Articolo e foto di (c) Percorsi Di Luce. Copia consentita con citazione della fonte senza modifiche al testo o a una sua parte.

Un Albero come Amico (dalla Natura c’è sempre da imparare).

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immagine di (c) Daniele Percorsi Di Luce

Penso di essere entrato in sintonia con un Albero da qualche giorno…
è simpatico lui…e anche alcuni dei suoi coetanei nel bosco 🙂
Lui però ha una energia particolare…appoggio la mia schiena sul suo tronco…
e sembra dirmi “sono qui…quando vuoi…per sostenerti, per farti compagnia, per ricaricarti…ti accolgo e tu accogli me…”.
Una bellissima e vigorosa energia sale dai miei piedi fino alla mia testa…
ma anche dalle sue radici fin su ai suoi rami…
c’è uno scambio, una fusione…un ritorno all’unità.

In più l’albero è sulla sponda di un torrente…un posticino magico…
ALBERO SIMPATICO + BOSCO + RUMORE DELL’ACQUA = … NON CI SONO PAROLE!! 😀

Confidatevi con gli alberi…sono saggi…e vi accolgono per quello che siete…lavorano su di voi con la loro energia primordiale, senza tanti rituali e spettacoli pirotecnici da teatro…non vi lusingano con discorsoni sulla 5a/6a e 7a dimensione, non vi sviolinano con presunti salti quantici ed energie che si portano via tutti i vostri problemi.

Non c’è scenografia, solo pura magia.

Un abbraccio,
Daniele T. 🙂

Per la pagina Facebook –> Percorsi Di Luce

(C) La copia o riproduzione di questo articolo, o di una sua parte, sono consentite esclusivamente con citazione esplicita della fonte e del blog Percorsi Di Luce.

Punture di Zanzara: come evitarle e curarle con omeopatia e rimedi naturali.

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A sinistra: raffigurazione del Ledum Palustre, da cui viene prodotto il rimedio omeopatico. A sinistra: i tipici tubetti contenenti i rimedi omeopatici; il Geranio il cui olio essenziale è naturalmente repellente e infine il Cardiosperma, i cui principi attivi hanno a LIVELLO TOPICO un'azione simile al cortisone.

Chi di voi, come me, costituisce un distributore di sangue per gli sciami di zanzare affamate?
Purtroppo questa caratteristica è comune a molti, mentre gli altri vengono punti molto meno e alcuni risultano addirittura repellenti!
Le zanzare comunque, sia comuni che Tigre, stanno diventando un problema serio nelle città ma, con il passare del tempo, si stanno diffondendo anche in zone fino ad ora sfavorevoli come quelle montane e premontane. Sicuramente con la complicità dei cambiamenti climatici accompagnati dal fatto che la loro riproduzione è scarsamente ostacolata.

Il meccanismo con cui captano e scelgono le loro vittime è ancora avvolto nel mistero sebbene alcuni “criteri di scelta” siano stati scoperti e ipotizzati: tra questi giocano un ruolo il gruppo sanguigno, l’emanazione di anidride carbonica e acido lattico (infatti pungono di più quando si fa sport), aspetti ormonali ecc. Descrivere tutti questi aspetti richiederebbe tempo e lo scopo dell’articolo non è questo. Vi rimando quindi ad una pagina che ci spiega molto bene e molto scientificamente questi criteri. Cliccate QUI.
Basti sapere comunque che in termini molto poco scientifici esse scelgono le vittime in base al loro “odore”. Tutte le caratteristiche che ho elencato sopra conferiscono al corpo un odore, una emanazione caratteristica che viene recepita come favorevole o meno dalle fameliche succhiasangue.

Come si può evitate di diventare donatori di sangue senza consenso volontario?

Ovviamente il primo modo è cospargersi e spruzzarsi di repellenti che conosciamo benissimo. Tuttavia sappiamo che essi contengono sostanze chimiche che, con l’uso assiduo e prolungato, vengono assorbite dalla pelle.
La maggior parte dei repellenti contiene il DEET, una sostanza insetticida che inoltre sembra inibire i recettori degli insetti ematofagi. Si è sempre dubitato della innocuità di tale sostanza e il fatto che sui flaconi non ci siano indicazioni e informazioni adeguate non è certo un buon segno. Ad oggi è certo che può causare reazioni allergiche anche gravi e crisi asmatiche in soggetti sensibili, ma gli studi in merito sembrano rivelare altro ancora, e potete leggerlo da fonti sicuramente più competenti ed informate di me, cliccando QUI.

Chiaramente la scelta chimica di solito è sempre la più efficace ma anche la più insidiosa perché al beneficio corrisponde solitamente un rischio e a volte un danno, non solo a livello personale ma spesso anche ambientale.

Ecco quindi che possiamo avvalerci di alternative naturali, molto più innocue, tollerabili e rispettose dell’ambiente.
Si possono scegliere per esempio spray repellenti di origine naturale, che contengono generalmente oli essenziali che mascherano l’odore corporeo e che sono sgraditi alla zanzare. Le principali essenze utilizzate sono quelle di Eucalipto, Citronella, Lavanda, Limone e Geranio.
Queste essenze si possono usare anche per gli ambienti di casa: basta mettere qualche goccia di uno o più oli essenziali sopracitati in un bruciaessenza o in un diffusore a ultrasuoni, aggiungendone di altre man mano che si eusariscono.

Anche gli spray per la pelle possono essere fatti in casa. In un dispenser vuoto si può mettere 1/4 di glicerina vegetale (farmacia, parafarmacia), gli altri 3/4 di acqua, qualche goccia di una o più essenze, e un cucchiaino di acido citrico (conservante, in farmacia/parafarmacia). Non superate le 20/25 gocce per 500ml di liquido base.

In questo articolo però il protagonista è lui…sì lui…un rimedio che mi accompagna da ormai due estati e che mi dà grandissime soddisfazioni!
Si tratta del rimedio omeopatico LEDUM PALUSTRE: viene preparato appunto con l’omonima pianta, chiamata anche Rosmarino Selvatico. È un piccolo arbusto che cresce nelle zone particolarmente umide di Europa, America e anche Asia. È conosciuto fin dall’antichità come rimedio di morsicature, punture, di insetti ma anche di animali velenosi. È anche antiinfiammatorio degli stati reumatici e rimedio di emorragie e contusioni. Infatti il rimedio omeopatico è anche quello di prima scelta per il trauma dell’orbita oculare (occhio nero).

Ovviamente noi parliamo appunto del rimedio omeopatico. LEDUM PALUSTRE assunto per via orale con costanza per tutto il periodo estivo e quello inizio-autunnale, è un repellente sicuro ma soprattutto che agisce direttamente sul problema e con un duplice vantaggio:
• Va a modificare l’ “odore” emanato dal corpo rendendolo difficilmente riconoscibile dagli insetti. Li tiene quindi alla larga per il semplice fatto che vengono attratte molto meno dal nostro “odore”. Ovviamente noi non sentiamo questa differenza 🙂
• I rimedi omeopatici agiscono in modo diverso e con tempi diversi da persona a persona. Questo rimedio non risolve il problema al 100% ma posso dire di essere stato punto anche con il repellente  chimico. Grazie a questo rimedio, comunque, anche se verrete punti, le punture saranno meno infiammate, poco pruriginose, insomma…di gran lunga meno fastidiose! Non a caso è il rimedio omeopatico che i medici omeopati usualmente consigliano a coloro che sono ipersensibili alle punture, in cui la cute reagisce con grande rossore, infiammazione, bruciore e poi prurito.

Come assumere questo rimedio e quale dinamizzazione scegliere?

Si può assumere LEDUM PALUSTRE IN GRANULI nella dinamizzazione 30CH: questa è la più appropriata poiché agisce a livello corporeo ma nella sua totalità, e richiede una sola assunzione giornaliera. Se ne assumono 5 granuli una volta al giorno, alla stessa ora.
COME?
Sciogliendo i granuli sotto la lingua, lontano dai pasti, lontano dal fumo, lontano dall’assunzione di menta, caffè, caramelle, aromi, che ostacolerebbero l’assorbimento perlinguare.
L’effetto si fa marcato dopo un paio di giorni dalla prima assunzione (dai 3 ai 5 giorni più o meno). È importante essere costanti e assumerli tutti i giorni per tutto il periodo.
Nel web ho letto indicazioni di dinamizzazioni alla 9ch e addirittura alla 200ch. Conoscendo i criteri e i meccanismi d’azione delle varie diluizioni, io personalmente le sconsiglio. La prima lavora bene su sintomi localizzati ad una parte circoscritta e che richiedono un continuo stimolo terapeutico. Può andar bene come sintomatico post-puntura, questo sì, assumendone 3/4 granuli anche ogni mezz’ora fino a miglioramento. La 200ch è invece una diluizione usualmente utilizzata per sintomi e condizioni psicologiche con ripercussioni fisiche. Inoltre richiede una “corrispondenza paziente-rimedio” piuttosto marcata.
Ho chiesto un parere ad un medico omeopata che ha confermato e validato la 30ch.

COSA POSSIAMO FARE INVECE QUANDO SIAMO STATI PUNTI?

Ci sono dei piccoli accorgimenti che possiamo utilizzare quando subiamo punture particolarmente fastidiose, alcuni sono tipici “rimedi della nonna”, altri sono rimedi specifici e fitoterapici in caso di eccessiva infiammazione.
• Una foglia di pomodoro o di basilico strofinate direttamente sulla puntura alleviano rapidamente il fastidio. Sempre se siamo vicini a un orto! 🙂
• Delle compresse di cotone imbevute con acqua molto salata fresca, aiutano a ridurre il prurito.
• Crema naturale di miele e bicarbonato come lenitivo: in pochissima acqua calda sciogliere un cucchiaino di miele e impastare con bicarbonato, tanto quanto basta ad addensare il tutto. Applicato sulle punture calma il bruciore anche nei bambini.

PER LE PUNTURE MOLTO INFIAMMATE, ARROSSATE, A RISCHIO INFEZIONE:

• Impacco di argilla verde ventilata: amalgamarne un cucchiaio abbondante da thè con poca acqua, quella che basta per formare una ” pappatta” densa. Aggiungere due gocce di olio essenziale di menta (se c’è). Applicare e lasciare in sede finché l’argilla non si sarà completamente asciugata ed essiccata. Ripetere se necessario. Per scongiurare l’infezione, soprattutto nei bambini, aggiungere anche 4 gocce di estratto di semi di Pompelmo. Non grattarsi e tenere le unghie corte.
• Per risolvere in modo efficace, sicuro, potente e veloce qualsiasi puntura e ogni fastidio che provoca, applicare la crema omeopatica HALICAR DHU, contenente tintura madre di Cardiosperma, una pianta i cui principi attivi agiscono in modo cortisone-simile, cioè come il cortisone. Si usa per eczemi, dermatiti, eritemi, eruzioni, ma è utilissima per tutte le manifestazioni infiammatorie della pelle. Per me è un prodotto immancabile, su di me ha un’efficacia straordinaria. L’ho usata per curare un’eruzione cutanea pruriginosa e del tempo dopo ho subito una puntura tremenda: non avevo altro in casa così ho provato ad applicarla: risultato super!

Infine, sappiate che il colore azzurro tiene lontane le zanzare (in India molti colorano le case di azzurro per questo) e il giallo le attira. Scegliete bene i vostri vestiti hahaha :mrgreen:

Bene, i miei consigli sono finiti e spero vi saranno utili. Se qualcosa non è chiaro o avete domande vi invito a lasciare un commento su questa pagina e avrò premura di rispondervi. Allo stesso modo mi farebbe piacere sapere cosa pensate dell’articolo, quindi commentate pure.

Vi auguro buona estate all’aria aperta hahaha 😀 buona vita!

Nonmiricordochi (Daniele T.) ☺ 🌈

Questo articolo è personale, protetto da copyright. La sua copia o di una sua parte sono autorizzate CON CITAZIONE ESPLICITA DELLA FONTE.

Da non intendersi come prescrizioni mediche né come indicazioni rigorose. Questo articolo è il risultato di studi personali ed esperienze dirette su di me. Chiedete sempre consiglio al vostro medico o al vostro farmacista di fiducia.

Il collage fotografico è stato assemblato da me ma con immagini da repertorio Google Images.

Pianeti e Piante: elementi viventi in perenne sintonia

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Immagine da repertorio Google Images

Nell’universo, come nella vita di tutti i giorni, il senso di separazione, diversità e distacco è solo un’illusione dell’ego: siamo tutti uniti, collegati a livello energetico. Analogamente, è illusione anche pensare che la Terra sia sì un pianeta del sistema solare, ma che non interagisca con gli altri pianeti in modo più o meno sottile con i suoi “coetanei”. Mediante un fitto scambio di influenze planetarie infatti, la Terra subisce l’influsso degli altri corpi celesti che vengono influenzati a loro volta.
Ogni pianeta, insomma, emana la sua energia caratteristica, unica e diversa da astro ad astro, che attraversa il firmamento fino a collidere con la materia che incontra.
Si sono dati vari nomi a questo tipo di “legame interplanetario”, chi parla di magnetismo e campi elettromagnetici, chi di energie sottili superiori ecc.
Ma, se ci pensiamo bene, non c’è poi nulla di cui stupirsi: non riscontriamo infatti ogni giorno gli effetti che la Luna esercita sul nostro pianeta? Molti aspetti della vita sono influenzati da essa: i contadini pianificano le semine, i tagli e le raccolte in base alle fasi lunari, i boscaioli sanno bene che la legna non andrebbe tagliata in Luna crescente, perché l’acqua e la linfa degli alberi si raccolgono nella parte alta del legno, che risulterà quindi difficile da bruciare. Anche la mente è influenzata dalla Luna: “oggi sei proprio lunatico-a” si sente dire sovente, proprio perché in effetti alcune persone sono sensibili al cambiamento delle fasi lunari.
A questo punto, considerando che una piccola massa come quella lunare può determinare tali effetti, sorge spontaneo chiedersi in cosa consista l’influsso degli altri pianeti.
Agendo sulla terra, essi agiscono anche sulla vegetazione e ne determinano alcuni aspetti, alcune particolarità. La medicina spagirica si basa proprio su questo: usa gli estratti delle piante raccolte quando la loro concentrazione di energia cosmica è ai massimi livelli (per dirla in modo molto semplificato).
Come dicevo precedentemente, ogni corpo celeste esercita una sua “energia” caratteristica e quindi, in un certo senso, ognuno di essi ha un suo “carattere”.
In questo articolo mi cimenterò nella descrizione dei sette principali pianeti principali, in relazione al loro legame energetico con le piante.

Il Sole

Rappresenta prima di tutto il principio maschile, la figura paterna o l’autorità che la sostituisce.
Riassume in sé l’essenza globale dell’individuo, i suoi obiettivi e i modi di far crescere ed evolvere in modo ottimale la propria personalità: non a caso simboleggia sia il percorso che la meta, tanto spirituale quanto materiale, che una persona sente di prefiggersi.
La sua forza sotto forma di calore e luce reca con sé significati profondi come la consapevolezza, l’ottimismo ed il coraggio, la forza vitale, la dinamicità.
Le parti del corpo corrispondenti al sole sono quelle che, analogamente, presentano le stesse caratteristiche come la forza vitale e la dinamicità: cuore, midollo, circolazione sanguigna principalmente.
Le piante influenzate da questo astro, dette “piante solari” avranno quindi proprietà cardiache, stimolanti, toniche, ricostituenti dell’energia vitale.
Un esempio? Il Rosmarino! Ci poteva essere esempio più grande ed emblematico?

La Luna

Rappresenta il lato più nascosto dell’esistenza, più profondo ed intimo: i sentimenti, la sfera emotiva, l’istinto, l’inconscio e l’ambiente famigliare che veicola il bisogno di protezione e sicurezza.
Le manifestazioni incostanti sono espressione del carattere ciclico della Luna, possono manifestarsi ed andarsene in ogni momento
Incarna il principio femminile (come Venere), materno e infantile.
Le parti del corpo dominate da lei dominate sono lo stomaco, il sistema linfatico, seno ed utero, sistema nervoso vegetativo e in genere quei tessuti che hanno diretta relazione con i liquidi, con la loro escrezione o secrezione.
Le piante caratteristicamente lunarie agiscono mediante l’umidità e il freddo, presentano proprietà fermentative (proteggono la funzionalità del tratto intestinale e l’integrità della flora batterica), espettoranti (favoriscono la fuoriuscita di liquidi infiammatori come il catarro).
La pianta, o meglio ortaggio, che è caratterizzato dall’aspetto lunare è il Cavolo che è paragonabile alla Luna anche per forma e colore.

Mercurio

Rappresenta la ragione e le sfera intellettiva, che si concretizza in importanti aspetti come la comunicazione, la mediazione, la diplomazia, la flessibilità intellettuale.
A questo pianeta sono legati anche altri aspetti, sempre legati all’intelletto, come la voglia di sapere, il desiderio dello studio, l’espressione e la curiosità.
Viste tali caratteristiche, le parti del corpo corrispondenti a questo pianeta sono quelli legate all’espressione, all’apertura, al ragionamento: apparato respiratorio, sistema nervoso e centro della parola.
L’azione delle piante dominate da questo pianeta si rivelerà quindi di tipo bronchiale, polmonare e cefalica (cioè proprietà che agiscono sulle cefalee e più generalmente sul cervello), addominale (agisce mantenendo o ripristinando l’equilibrio degli organo addominali – tratto digestivo e intestinale – ).
La pianta che ho scelto come modello mercuriale è la Lavanda, sicuramente conosciuta da tutti. Un esempio semplice delle sue potenzialità: per avere sollievo dalle cefalee e dalle emicranie è sufficiente massaggiare le tempie dolcemente con una piccola quantità di olio essenziale.

Venere

Rappresenta l’armonia, i rapporti sentimentali di coppia. Comprende inoltre la componente erotica, il desiderio di unione.
Questo pianeta è l’incarnazione della bellezza, del senso estetico.
È l’elemento femminile, insieme alla Luna, che si concretizza nella figura di donna indipendente, spiritualmente giovane.
Le parti del corpo correlate a questo pianeta sono le arterie, le zone erogene, i reni, le membrane, il sistema limbico, gli apparati sessuali interni.
Le piante in cui prevale l’influenza venusiana avranno quindi azione diuretica, contro le infiammazioni renali e a favore del corretto funzionamento degli apparati sessuali.
L’Achillea (Achillea Millefoglie) è senza dubbio una delle piante venusiane più caratteristiche, irradia e trasmette la potente energia dell’amore, rivelandosi un valido aiuto quando si viene feriti, spiritualmente e fisicamente. Viene infatti impiegata in ambito mistico per ripristinare e rimarginare le “ferite” dell’Aura.

Marte

Marte è il pianeta che, insieme al Sole, rappresenta l’elemento maschile. In questo caso però l’elemento maschile marziale sarà tendenzialmente giovane, irruento, vigoroso.
Non a caso questo pianeta è sinonimo di aggressività, esprime l’energia sessuale istintiva, la passione e il desiderio di possesso. Rappresenta quindi la forza di volontà e l’aspirazione alla conquista, le energie impiegate nel superamento e nella lotta agli ostacoli della vita.
Le parti fisiche corrispondenti sono i muscoli, gli organi sessuali esterni maschili, la bile, il sistema di termoregolazione.
Di conseguenza le piante tipicamente marziali avranno proprietà revulsive (richiamano un maggior afflusso di sangue negli tessuti più superficiali della pelle), risolventi (contribuiscono a migliorare le condizioni di un determinato contesto), stimolanti e toniche, vescicanti (questa proprietà consiste nell’irritazione di una zona corporea superficiale, in cui a causa dell’irritazione stessa si verifica un aumento della circolazione sanguigna locale).
L’esempio perfetto di pianta marziale è il Biancospino, che era ritenuto capace di modulare in modo ottimale e di trattenere l’energia della vita.
Si riteneva, e ancora si ritiene, che questa pianta potesse dissolvere i blocchi energetici ed emotivi, e di rendere consapevoli dei propri limiti mentali.
A livello fisiologico è un ottimo cardiotonico, regolarizza cioè la circolazione sanguigna e i battiti cardiaci.
Interviene sulla pressione stabilizzandola sia quando è troppo bassa che quando è troppo alta e agisce negli spasmi nervoso, contro l’insonnia e i disturbi ansiosi.

Giove

Rappresenta un po’ tutto ciò che è “elevato”: la fiducia, la fede, i valori e gli ideali patrimonio di ogni persona.
Incarna quindi tutte le energie di stimolazione e crescita personale, il benessere e la buona sorte.
La parole chiave di Giove sono fede, ottimismo, giustizia, speranza, moralità.
A livello fisiologico le corrispondenze sono: fegato, riserve di grasso e i processi di riproduzione e rinnovamento cellulare.
Di conseguenza le proprietà delle piante dominate da Giove avranno proprietà regolatrici delle funzioni organiche, calmanti degli spasmi (soprattutto dell’apparato digerente), emollienti e balsamiche.
È la Salvia la “regina” delle piante gioviali, e il suo nome dice già tutto: deriva dal latino “salvus”, cioè “sano, salvo”, quindi sarebbe la “pianta che salva e sana”.
La Salvia è una pianta da sempre legata all’uomo, tant’è che si pensava che la bellezza e la produttività della pianta erano direttamente correlate allo stato di salute di chi la coltivava.
Così come il suo profumo purifica stanze e ambienti, allo stesso modo questo purificherà la nostra mente da pensieri negativi e non producenti.
Aiuta nelle infiammazioni delle vie urinarie aumentando delicatamente la diuresi, è tonica e favorisce la digestione, coadiuva positivamente a risolvere i problemi respiratori come bronchite e infiammazioni alla gola.

Saturno

Saturno è sicuramente uno dei pianeti più contraddittori: se da una parte rappresenta stabilità, sostegno e resistenza, dall’altra rappresenta anche l’incoerenza, i limiti che ostacolano le persone nel raggiungimento dei loro obiettivi.
Si credeva che Saturno fosse il sovrano del tempo, e quindi veicola tutt’oggi la consapevolezza che ogni cosa ha un suo “tempo” ma che tutto è destinato a finire. Rappresenta quindi i distacchi e le separazioni, l’isolamento (non necessariamente negativo).
Tutto ciò che riguarda la struttura della realtà, la forma, è in relazione con Saturno.
Ne consegue quindi che le parti del corpo analoghe a tali caratteristiche sono lo scheletro, il midollo osseo, i tessuti di sostegno, i denti, la milza e le orecchie.
Saturno influisce sulle sue piante accentuando le loro proprietà antiinfiammatorie, sedative, astringenti, coagulanti.
Le piante tipicamente saturniane saranno quindi principalmente di tipo remineralizzante: l’Equiseto è una di queste: ricchissimo di silice organico e di minerali, coadiuva la riparazione di fratture, gli stati osteopatici, le carenze di minerali e oligoelementi. È anche un buon diuretico e coadiuva quindi alla risoluzione dei disturbi urinari in genere.

Spero di essere stato piuttosto chiaro ed esaustivo 🙂

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Buona serata e…buona vita! 🙂

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