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Quando la Natura entra nell’anima…

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Immagine da repertorio Google Images

Quando la Natura entra nell’anima…capisci che non è solo Natura. Capisci che è vivente non solo ad un livello fisiologico, ma energetico…è viva a livello di coscienza.
E quando si parla di coscienza, non ci sono mai limiti, mai separazioni. La mia coscienza (intesa come coscienza dell’essere) è la tua coscienza, la coscienza del pianeta è in me e io in essa, ed è nella coscienza universale come la coscienza universale è in me.
Non c’è separazione…questo è il grande segreto che l’umanità non comprende. La separazione è illusione, ego.

Quando siamo nella Natura, essa ci avvolge, ci comunica…perché è in noi, È NOI. Come potrebbe mai suscitare emozioni così profonde e ancestrali se così non fosse? È una consapevolezza molto radicata nelle popolazioni aborigene, nella tradizione sciamanica.

Senza spingersi verso discussioni complicate, possiamo semplicemente dire che in linea di massima tutti subiscono degli effetti dal contatto con essa, ad un livello variabilmente intimo e profondo.

William Wordsworth è uno dei poeti più famosi del romanticismo inglese, romanticismo che tra i suoi temi vantava proprio quello del contatto con la Natura, intesa sì come realtà materiale, ma anche dotata di una parte oltre il materiale, una parte che può essere definita come l’anima per noi umani.
Wordsworth in particolare era molto sensibile…aveva un rapporto molto diretto con la Natura. Si dice che fosse sensitivo…altre fonti dicono che fosse oppiomane (ai tempi l’oppio era la droga per eccellenza).
A parer mio poco importa…se fosse la droga la causa delle sue bellissime poesie, allora oggi saremmo pieni zeppi di poeti…in erba 😀 (pessima battuta!).

Wordsworth si sente parte della Natura e allo stesso tempo se la sente dentro, per le sensazioni e le emozioni che fa sorgere nel suo cuore.

Il mio cuore freme
quando osservo un arcobaleno nel cielo

Questo verso deriva dalla poesia su cui, tra l’altro, ho imbastito la mia home page, “My Heart Leaps Up”. Ed è un piccolo esempio di come la Natura e le sue manifestazioni influiscano su di lui, interagiscano con il suo stesso essere.
Quello che lui prova per la Natura è una autentica devozione.

e mi auguro che i miei giorni
siano legati l’uno all’altro
dalla devozione alla Natura

dice nella stessa poesia.

Quello che vi porto però è un altro splendido e delicato esempio di poesia, che vi trasporterà nella sua magica dimensione dove natura e spiritualità si fondono per diventare una cosa sola. Lasciatevi avvolgere e fatevi trasportare dalle immagini che suscita…spero che abbiate la voglia di condividere con me, in seguito, ciò che pensate o ciò che avete sentito.

Giunchiglie *

Vagavo solo come una nuvola
che fluttua in alto su valli e colline
quando d’un tratto vidi una folla
un esercito di dorate giunchiglie;
presso il lago, sotto gli alberi
ondeggianti e danzanti nel vento.

Continue come stelle che splendono
e brillano nella Via Lattea
si stendevano in linea infinita
lungo il margine di una baia
Diecimila ne vidi in uno sguardo
scuotere il capo in vivace danza.

Le onde lì accanto danzavano; ma queste
superavano in gaiezza le onde splendenti:
Un poeta non può che gioire
in sì gioconda compagnia:
Guardavo – guardavo – ma non pensavo
alla ricchezza che tal vista mi aveva dato:

Poiché spesso, quando giaccio sul sofà
d’umore pensoso o indolente
esse brillano su quell’occhio interiore
che è la gioia della solitudine
ed ecco, il mio cuore di gioia si empie
e danza insieme alle giunchiglie.

* “Giunchiglie” è un termine generico che si riferisce a una grande varietà di fiori molto comuni che crescono in primavera (vedi foto). In italiano il nome più adatto è Narciso, che si riferisce in modo specifico ai fiori presenti in foto e a cui si riferiva il poeta stesso.

Testo in lingua originale inglese:

Daffodils

I wandered lonely as a cloud
That floats on high o’er vales and hills,
When all at once I saw a crowd,
A host, of golden daffodils;
Beside the lake, beneath the trees,
Fluttering and dancing in the breeze.

Continuous as the stars that shine
And twinkle on the milky way,
They stretched in never-ending line
Along the margin of a bay:
Ten thousand saw I at a glance,
Tossing their heads in sprightly dance.

The waves beside them danced; but they
Out-did the sparkling waves in glee:
A poet could not but be gay,
In such a jocund company:
I gazed — and gazed — but little thought
What wealth the show to me had brought:

For oft, when on my couch I lie
In vacant or in pensive mood,
They flash upon that inward eye
Which is the bliss of solitude;
And then my heart with pleasure fills,
And dances with the daffodils.

Mi auguro con tutto il cuore che vi sia piaciuta la poesia e l’articolo 🙂
Come sempre vi invito a condividere con me le vostre impressioni se ne avete voglia.

Buona serata e buona vita 🙂
Nonmiricordochi (Daniele T.)

Testo riproducibile con citazione della fonte, eccetto le poesie e l’immagine che non mi appartengono e sono quindi riproducibili senza vincoli.

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I PRIMI FIORI DI FINE INVERNO-INIZIO PRIMAVERA, SCOPRIAMOLI INSIEME!

Alcuni tra i primi fiori che sbocciano a cavallo fra inverno e primavera.  Collage fatto da me, con immagini da repertorio Google Images.
Alcuni tra i primi fiori che sbocciano a cavallo fra inverno e primavera.
Collage fatto da me, con immagini da repertorio Google Images.

Ed eccoli qua, alcuni tra i primi fiori che nel tepore dei primi raggi di sole delle giornate tardo-invernali cominciano a sbocciare.
Alcuni di loro hanno notevoli proprietà terapeutiche, altri invece sono velenosi.
Scopriamo le loro caratteristiche:
Tra i fiori potenzialmente velenosi troviamo sicuramente il Bucaneve (Galanthus Nivalis) e la Campanella (Leucojum Vernum), i cui bulbi e le cui foglie contengono alcaloidi tossici.
Sempre tra i potenzialmente velenosi rientra l’Elleboro, della famiglia delle Ranuncolacee. Contiene Elleborina, un alcaloide tossico che viene facilmente assorbito anche attraverso la pelle.
Nonostante venisse impiegata nella medicina famigliare, l’Hepatica è poi risultata tossica per la presenza di alcuni composti come le saponine e la protoanemonina.

Passiamo ora alle piantine che possiedono interessanti proprietà curative.
Come non cominciare dalla Primula, fiorellino conosciuto in tutta Italia. Primula deriva dal latino “primis”, ad indicare che è il primo fiore a vedere la luce del sole invernale. È una pianticella talmente diffusa che viene poco considerata, a torto. Infatti possiede numerose proprietà:
– le radici, per cominciare, contengono molte sostanze benefiche utili per affrontare i disturbi dell’apparato respiratorio e dei bronchi. Più precisamente parliamo di proprietà sfiammanti ed espettoranti (espettorante=favorisce l’espulsione del muco dai bronchi). In caso di necessità si preprarerà un decotto con queste parti, da bere 3 volte al giorno.
– Le foglie e i fiori possiedono proprietà sedative, analgesiche, antinfiammatorie, che l’hanno resa nota con il nome popolare di “aspirina naturale”: è ottima per i mal di testa da nervosismo e per le nevralgie. In caso di necessità, si preparerà un infuso con queste parti.

Proseguiamo con un altro fiorellino che, in quanto a popolarità, supera anche la Primula: la Margheritina dei prati (Bellis Perennis), anch’essa trascurata.
Pochi sanno che è commestibile: le foglie fresche e possibilmente delle piantine più giovani, si mangiano crude o cotte. Generalmente si mischiano alle insalate perché hanno un sapore acre. Sono ricchissime di sali minerali e fibre.
Le sue virtù agiscono soprattutto nei seguenti apparati:
– pelle: utile per gli arrossamenti e le infiammazioni, si usa preparando il decotto e facendo delle compresse e dei tamponi con cotone o garza
– gola e bocca: è sfiammante e tonificante, va usata sotto forma di decotto, facendo sciacqui e gargarismi. Utile per le gengive infiammate
– sangue ed apparato emuntore: la tradizione erboristica insegna che la Margheritina ripulisce e rinfresca il sangue, favorisce la diuresi e l’eliminazione delle tossine.
A conferma della sua grande importanza, anche l’omeopatia l’ha impiegata per crearne il medicinale omeopatico.
La Margheritina infatti possiede anche un interessante aspetto energetico e simbolico. È una piantina resistente, che resiste ai freddi inverni e ai calori estivi, e ogni volta che viene pestata torna a drizzarsi.
Il suo rimedio omeopatico quindi sarà utile in tutti quei disturbi che necessitano una ripresa vigorosa.
Si useranno le basse diluizioni (da 5 a 9 ch) per i sintomi localizzati e fisici: traumi dei tessuti profondi, traumi con rottura dei vasi sanguigni e travaso di liquidi (ecchimosi), traumi degli organi pelvici e del seno, dolori lombari di chi viaggia o sta sempre in posizione seduta e fa fatica a drizzarsi. I sintomi migliorano con il riposo e peggiorano con il freddo o stando a letto al caldo. Le alte diluizioni (da 200 a 10000 ch) per i disagi energetici ed emotivi: è un ottimo rimedio per chi si sente calpestato dalla vita e non riesce, a differenza della Pratolina, a rialzarsi e andare avanti.

Concludo con una pianta e un fiore anch’essi molto diffusi ma le cui proprietà sono molto note e conosciute da tutti, il Tarassaco.
È conosciuto per lo più per la sua proprietà depurativa, ma c’è molto altro.
Le foglie del Tarassaco, possibilmente della pianta giovane, vengono raccolte e mangiate sotto forma di insalata, da sole o insieme ad altri vegetali. Hanno un sapore tendente all’amaro che ne testimonia le proprietà digestive e benefiche sul fegato.
La sua prima virtù è quella appunto depurativa, soprattutto del fegato e dell’intestino. Questo grazie alla capacità dei suoi principi attivi di “smuovere” le tossine dai tessuti epatici: la pianta esercita un’azione coleretica, cioè stimola la produzione di secrezioni epatiche, aiutando, tra l’altro, anche i processi digestivi.
È un rimedio proprio adatto per la primavera, il momento ideale per eseguire un ciclo di depurazione da tutte quelle tossine accumulate durante l’anno e con i pranzi delle feste.
Favorisce la diuresi e l’eliminazione dei liquidi.

– DAN –

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